Giuli tarda 40 minuti e Cacciari lo stronca: Riviste eretiche contro chi? Contro nullità politiche?
“Alla buon’ora signor ministro” urla una donna dalla platea quando, finalmente, con 40 minuti di ritardo Alessandro Giuli varca la soglia della Sala Blu del Lingotto. Risuonano dalla platea coretti, risate, qualche timido applauso di incoraggiamento. Giuli si scusa con gli ospiti ma l’atmosfera sembra già guastata dalla lunga attesa: “Iniziamo senza il ministro!”, “Bastava Cacciari!” si è sentito commentare di quando in quando. Qualcuno ha azzardato: “Maleducato”.

E’ il primo giorno di Salone, condividono il palco con il ministro della Cultura, Massimo Cacciari e Marco Tarchi. Il filosofo e il politologo devono discutere sul tema Il mondo immaginato delle riviste, una sorta di anticipazione del progetto di Giuli di realizzare un Salone delle riviste, a Pistoia, a dicembre 2026. Cacciari è subito drastico: “Il tempo delle riviste è finito, non ce ne sono più. Una rivista nasceva in un clima politico particolare, in Italia nell’immediato dopoguerra o nella stagione del primo Novecento. Allora gli intellettuali anche di idee diverse, ma tutti animati da questo progetto di creare un vero laboratorio, un laboratorio intellettuale, un laboratorio politico”. Tarchi modera un poco i toni di Cacciari ma sottoscrive parola per parola il suo pessimismo anche se Giuli sembra proprio averlo invitato ritenendolo più vicino alle sue posizioni politiche, per non sentirsi in minoranza. “Oggi ci sono umori ma non progetti – dice il politologo che molti ritengono fondatore della Nuova Destra italiana, tra i maggiori studiosi dei populismi – questo per me è un elemento discriminante. Quello che si muove, l’abbiamo visto anche recentemente in manifestazioni di massa più o meno esplosive, è un universo di umoralità che possono avere le ragioni migliori del mondo dietro di sé ma che non si coagulano se non in forme, appunto, di vero antagonismo perché la progettazione che se si parla di identità collettive è ormai sfiorita”.
Salone del Libro, Giuli arriva in ritardo e Cacciari sbotta: “Io me ne vado”

Il ministro, seduto tra i due, incassa ma non si lascia scoraggiare. Aveva affidato loro la “preziosa anticipazione” del progetto come aveva annunciato in tarda mattinata. “Oggi io vi annuncio anche che nascerà un Salone italiano delle riviste – aveva detto dal palco dell’inaugurazione -. Ed è un progetto pensato come appuntamento annuale, capace di riunire editori, direttori, intellettuali, critici specializzati, gli potenziali lettori di massa, fra i quali mi pregio di annoverarmi. La prima edizione sarà celebrata a Pistoia nell’ambito degli eventi della Capitale Italiana del Libro 2026, ma c’è una preziosa anticipazione che avverrà, non a caso, proprio qui oggi al Salone del Libro, insieme a Massimo Cacciari e Marco Tarchi”.
La professoressa Simonetta Bartolini che presenta l’incontro cerca di far tornare il dibattito nel solco della premessa: “Il pessimismo è ovviamente condivisibile – modera – Però dopo la notte c’è anche il giorno, insomma. Quel che i signori Cacciari e Tarchi hanno fatto, fondare e dirigere delle riviste, ha avuto un ritorno importante per quanto riguardava la formazione dei loro lettori”. Ma non c’è niente da fare, Cacciari non si trattiene: “Non ho detto che è la fine del pensiero critico, si parla di uno strumento che ha avuto una grande importanza storica e culturale perché ha rimescolato senza confusione le carte, pur essendo minoritario. Perché quelli erano gli eretici. Allora, sia a destra che a sinistra, col cavolo che andava bene che ci fossero gli eretici. La rivista è eretica, ma perché ci sia l’eretico occorre che dall’altra parte ci sia una chiesa seria, capisci? Perché l’eretico ha un senso se dall’altra parte c’è una chiesa seria, ci sono partiti seri, allora ha senso l’eretico. Cosa vuoi che sia il senso dell’eretico adesso? L’eretico contro chi? Contro il niente”.
E dire che Giuli aveva esordito dal palco del Lingotto declamando: “Mi sento più a casa qui che altrove”. “Come per una sorta di asilo culturale che rianima lo spirito che ci trasporta dalla caligine di Roma alla variopinta coloritura di un rito collettivo, partecipato da noi tutti senza da parte mia se non altro, avvertire né barriere all’ingresso né inviti all’uscita. E questo è uno dei valori principali del Salone del Libro di Torino”.
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