Economia

Crémant contro Champagne, la guerra delle bollicine


Tutti pazzi per il Crémant. Il Metodo Classico francese prodotto fuori dalla regione della Champagne è in rapida ascesa e il mercato globale ha stabilmente superato la soglia di 100 milioni di bottiglie vendute ogni anno. In Italia galoppa: negli ultimi 4 anni il numero di bottiglie vendute complessivamente è salito da 450 mila fino a oltre 2,5 milioni, per un giro d’affari pari a 13 milioni di euro. E il trend punta verso l’alto. I Crémant sono più soft, meno possenti. Questo termine veniva usato in passato nella regione della Champagne per indicare vini effervescenti ma dal perlage particolarmente fine e delicato, con una minore sovrappressione dei mousseux, dunque in grado di produrre solo una crema, anziché una spuma tumultuosa. Più mansueti, si potrebbe dire.

Si possono chiamare Champagne solo le bollicine prodotte nella regione omonima, il territorio attorno a Reims e Epernay. Le spedizioni di champagne nel 2025, secondo il Comité Champagne – che misura bottiglia per bottiglia – si sono attestate a 266 milioni, in lieve calo rispetto all’anno precedente. Coi 100 milioni i Crémant- che gli esperti considerano degni concorrenti degli Champagne – hanno conquistato una quota rilevante, tanto più se si considera che vengono prodotti in 8 differenti regioni, spesso all’ombra di vini più famosi. Si producono Crémant nel Bordeaux, che coi suoi rossi imponenti domina il mercato secondario dei Fine Wine; Crémant anche in Borgogna, altra regione da vini imponenti, sia rossi che bianchi; e poi l’Alsazia, Il Rodano, la Loira, Jura, Savoia, Limoneux. Sono le uniche, almeno finora, ammesse per normativa, a cui si aggiungono, per la legislazione europea, Lussemburgo e Vallonia. Normative, leggi, convenzioni alle quali si è arrivati dopo non poche dispute, come è facile immaginare.

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