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“La mente sta al cuore come la pancia sta al cu*o. Il rap oggi è un gioco a chi ce l’ha un po’ più grosso, poi ci sono eccezioni positive come Nayt”: parla Primogenito

Primogenito è uno dei nomi su cui puntare per il 2027, Festival di Sanremo incluso. Canzoni che rispecchiano una analisi della società, in maniera lucida e sincera, ma anche intimiste con un sound che riflette la tradizione culturale italiana degli anni 60, 70 e 80. C’è un po’ di Lucio Battisi, ma anche della freschezza dei 22 anni. Sincero, diretto, ruvido. Dopo essersi esibito al Concerto del Pimo Maggio in piazza San Giovanni a Roma, Primogenito sarà ospite al Miami 2026 a Milano sabato 24 maggio e si esibirà al Monk di Roma l’8 ottobre. Abbiamo incontrato il nuovo cantautore della scena italiana che ha pubblicato il suo primo Ep “Affogare in acque amiche”.

“Primogenito perché sono il primo di cinque figli. – ha raccontato a FqMagazine – Poi perché sono sempre stato nei gruppi, quello che ci metteva un po’ la faccia per cui il primogenito è anche un un’attitudine, cioè nel senso una persona che si prende le sgridate dal genitore, spacca i muri, spacca le porte…Il pioniere di qualcosa che si prende appunto un po’ il male generale per concedere tante libertà e tante cose ad altre persone che vengono dopo”.

Sei il più responsabile della famiglia? 

Assolutamente no, anzi. Sono il più impulsivo, quello che si è preso un po’ lo ‘scotto’ dai genitori. I miei fratelli hanno delle libertà anche grazie al fatto che sono stato primogenito.

Perché è meglio, soprattutto oggi, affogare in acque amiche? 

Puoi anche affogare in acque nemiche, nel senso che poi alla fine molto spesso è meglio affogare in in cose che ci appartengono. Affogare in acque amiche è proprio questo il senso, cioè che spesso anche le cose le cose belle, che sono molto vicino a te e che fanno parte della tua quotidianità spesso diventano un’oppressione. Però è molto meglio essere oppressi nella propria casa che nella casa di altri.

In che senso?
Sono una persona che ha bisogno di controllare per sentirmi al sicuro, ma allo stesso tempo mi sento limitato, chiuso. Siamo cinque figli, viviamo in uno spazio abbastanza limitato, ma nonostante questo rappresenta un’acqua amica.

Perché hai voluto utilizzare il parallelismo dell’acqua ?
Perché, secondo me, è la metafora più adatta. L’acqua comunque fa parte di noi, ti alimenta, però allo stesso tempo alimenta la tua casa, la tua famiglia. Allo stesso tempo l’acqua, nonostante ti dia da bere, ti può anche togliere il fiato.

I cattolici direbbero che l’acqua è anche purificatrice, concordi?
Certo e infatti sono cattolico.

Andiamo dritti. Un inedito dal titolo forte è ‘Problemi di cuore e problemi di culo’, Una provocazione?
L’ho scritto quando avevo 19 anni ed ero un ragazzo arrabbiato e deluso. Poi fa riferimento un po’ ai miei problemi intestinali. Ha una struttura a chiasmo: la mente sta al cuore come la pancia sta al culo fondamentalmente.

In che senso?
Nel senso che poi quando tu dici prendo una decisione di cuore o prendo una decisione di pancia chi ne risente è quando la prendi di testa il cuore quando la prendi di pancia il culo. È un brano che parla di psicosomatismo.

C’è un motivo preciso?
Prima ero proprio fuori da ogni tipo di dinamica di gruppo. Vivevo molto male il mondo, la quotidianità, vivevo molto male le amicizie. Non mi sono mai sentito chiamare per nome. Quindi parlo dei problemi di cuore, perché in quel periodo dai dai 17 ai 19 anni ho avuto delle frequentazioni, ma molto spesso mi sentivo inadeguato.

L’inadeguatezza per cosa?
Sono stato con una ragazza, che poi è la sorella dell’attuale mio migliore amico. In quel periodo leggevo molto Stefano Benni. La madre della mia ex mi diveva ‘sei uno squilibrato se leggi Stefano Benni. Quello è fissato con il demonio’. Parole forti che poi ho sognato anche la notte. La frequentazione poi si è interrotta, poi ero venuto a conoscenza che aveva avuto altre relazioni subito dopo me…Con l’inizio dei problemi di cuore ho iniziato ad avere ancora più problemi intestinali e quindi somatizzavo.

Ma il titolo com’è venuto fuori?
Ad un ragazzo, una volta, ho detto ‘mamma mia, in questo periodo ho problemi di cuore e problemi di culo. Lui mi fa ‘allora se hai le palle chiami questo pezzo ‘Problemi di cuore, problemi di culo’. Ed eccoci.

Hai fatto l’animatore, il fruttivendolo al mercato, dai ancora ripetizioni. Sono mestieri che ti hanno aiutato ad aprirti al mondo esterno?
L’animatore l’ho fatto quando ero un po’ più piccolo. Mi sono sempre interfacciato molto bene con i bambini, con gli anziani e le persone con disabilità, per questo sono il preferito dei genitori dei miei amici. Quando fai l’animatore e quando dai ripetizioni comunque ti ti interfacci sempre con bambini più piccoli. Il fruttivendolo poi l’ho fatto in realtà quando ero già più grande, cioè quando fino a qualche mese fa. Ma anche lì sei a contatto con molti anziani. I miei problemi relazionali derivano soprattutto con i miei coetanei.

Come mai?
Sono sempre stato molto estroverso però facevo difficoltà ad avere rapporti stretti. In ogni gruppo ero il giullare di corte o quello che giocava a pallone, quindi non mi hanno mai chiamato per nome proprio per questo perché io ero o quello che giocava a pallone o quello che faceva ridere o quello che faceva lo scemo. Adesso sono quello che canta o quello che corre per strada, perché mi vedevano come il pazzo del quartiere perché correvo sempre alle due di notte. Amo la socialità, ma so stare benissimo da solo. Questi anni mi hanno abituato alla solitudine.

E con la tua ragazza come fai?
Per fortuna lei è molto comunicativa, molto estroversa quindi è molto più facile andare in e trovarci bene.

Hai fatto psicoterapia?
Sei mesi. Mi ha aiutato tanto parlarne, ma ho avuto due psicologhe e non è andata.

Perché?
A me serve un po’ il bastone. Mi facevano capire dove sbagliavo, ma io volevo continuare a sbagliare. Il vero cambiamento è arrivato quando ho capito che non volevo vivere da introverso, da persona che non riesce a creare rapporti.

Hai dichiarato “un rapper che dice io faccio 67 canzoni al giorno, grazie a sta minchia”. Insomma non chiamateli cantautori?
Il rap è un gioco. Il cantautorato fonde la cultura musicale e quella lirica. I rapper di una volta non si potevano non considerare artisti, cioè tutta la scena americana comunque ha sfornato rapper che hanno lavorato con i migliori musicisti. Il rap è nato come espressione sovversiva di una cultura che era molto oppressa in quel periodo. Il rap oggi invece è un gioco a chi ce l’ha un po’ più grosso. Ultimamente i rapper possono essere i cantautori, ci sono tanti rapper che scrivono meglio di cantautori e lo dico proprio con il cuore.

Ad esempio?
Nayt scrive meglio di tanti cantautori. 18K ha un’attitudine molto più reale di alcuni cantautori.

Tu sei a contatto con anziani, bambini e portatori di handicap. In Italia c’è una sensibilità verso queste categorie?
Non prendiamoci in giro. In Italia così come nel mondo regna l’egoismo da sempre. Il debole anche in natura è sempre un po’ ‘escluso’, secondo anche il darwinismo nella selezione naturale, stiamo parlando proprio di cose ancestrali. La sensibilizzazione secondo me non è un’arma.

Cosa è più utile?
Vivere in prima persona delle situazioni. Al netto che la sensibilità ce l’hai o no, ma certe situazioni in qualche modo ti segnano.

Puoi fare un esempio?
I miei nonni hanno adottato una ragazza down. Mio padre trattava le persone disabili come persone ‘diverse’, poi ha toccato con mano l’esperienza della disabilità in famiglia ed è cambiata la sua percezione. Bisognerebbe dare un sussidio alle persone per un anno, come la leva militare, per sensibilizzare le persone mettendole a contatto con le persone fragili, aiutandole. Se l’uguaglianza non la sperimenti, non la capisci.

Cosa hai imparato sulla tua pelle?
Avere mia zia down mi ha aiutato molto, mi ha dato la forza anche di capire molte cose. Vorrei si iniziasse a capire che la collettività è veramente una cosa importante. Credo che i tanti problemi che l’Italia ma anche il mondo sta avendo è perché non ci si ama più. Amiamo più noi stessi che il prossimo.

Hai fiducia nella tua generazione?
Ogni generazione ha le sue peculiarità. Le battaglia dei ragazzi del 2004, il mio anno, non sono quelle dei nostri genitori. Bisogna contestualizzare. Ogni generazione ha un tocco di genialità. Certo l’evoluzione tecnologica ha cambiato molte cose. Me ne accorgo con mio fratello che ha 13 anni meno di me. Lui ha avuto un’infanzia completamente diversa dalla mia, ma lui a tre anni sapeva usare il telefono, poi ha imparato come sbloccare la tv, che, ad esempio, è una cosa che io non so fare. Ma io non lo vedo come un appiattimento, ma un’evoluzione.

Favorevole all’Intelligenza Artificiale?
Credo che le canzoni fatte con l’intelligenza artificiale la gente senta più il bisogno di ritornare a guardare i concerti live. Adesso le discografiche vedo che firmano progetti che anche se non sono mega seguiti, mega cliccati hanno una identità.

Hai una canzone pronta per il Festival di Sanremo 2027?
Non una, ma due (ride, ndr). Io mi preparo a tutto, ma vedo valuto passo dopo passo.Sono proprio dell’idea che tutto abbia bisogno dei suoi tempi.


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