Veneto

«Operazione da fermare, si rischia di consegnare un gioiello pubblico ai privati»


Il ricorso sulla gara per l’aggiudicazione del 70% della quota societaria di Interporto riaccende lo scontro politico attorno al futuro di uno degli asset strategici della città. Dopo il rinvio della seduta del Consiglio provinciale, che avrebbe dovuto esprimersi sull’operazione, interviene anche Sebastiano Arcoraci, già componente dei Cda di Interporto e Fiera, che critica duramente il percorso avviato e punta il dito contro la gestione della vicenda.

Secondo Arcoraci, la notizia del ricorso sarebbe emersa solo ora, senza che i consiglieri comunali ne fossero stati informati prima della seduta di lunedì 11 maggio, quando è stata approvata la delibera di fusione per incorporazione della Fiera in Interporto Spa. «Le notizie di stampa informano solo ora che sulla gara di aggiudicazione del 70% della quota societaria di Interporto pende un ricorso – afferma Arcoraci -. Un ricorso di cui i consiglieri comunali di Padova, fino alla seduta di lunedì 11 maggio, non erano a conoscenza. È un fatto grave, che pone un problema di trasparenza da parte del sindaco verso l’intero Consiglio».

La vicenda, secondo l’ex componente dei Cda, avrebbe avuto ripercussioni immediate anche in Provincia, dove i consiglieri avrebbero deciso di rinviare la discussione prevista per oggi, giovedì 14 maggio. «La notizia ha allarmato i consiglieri provinciali, che avrebbero dovuto dare il via all’intera operazione e che hanno deciso di far rinviare la seduta consiliare – prosegue Arcoraci -. È una notizia che conforta quanti, come me, da tempo contestano l’intera operazione».

Il nodo politico, per Arcoraci, riguarda soprattutto l’ingresso di nuovi soci privati nella futura Newco. Una scelta che, a suo giudizio, rischierebbe di modificare la natura pubblica dell’Interporto, considerato uno dei principali patrimoni strategici della città. «Ritengo che su Interporto Spa, vero e proprio gioiello di famiglia, si stia consumando l’ennesima cessione di governance ai privati, a danno della città. Considero un tradimento politico voler dare vita a una Newco con l’ingresso di nuovi soci privati, estranei al contesto sociale veneto, perché questo non solo snaturerebbe la struttura giuridica pubblica dell’Interporto, ma contrasterebbe con la politica seguita in questi anni dai soci pubblici, che attraverso accorpamenti, ampliamenti e investimenti lo hanno reso una delle maggiori realtà del Paese».

Arcoraci contesta anche la necessità stessa di cercare soci privati, sostenendo che l’Interporto non presenti né problemi di efficienza né urgenze patrimoniali tali da giustificare l’operazione. «Non si comprende questa spasmodica ricerca di nuovi soci privati. Normalmente questo avviene quando bisogna efficientare una macchina organizzativa o rafforzare il capitale sociale. Ma oggi questi due elementi non si palesano: sul piano dell’efficienza l’Interporto non è secondo a nessun altro interporto internazionale e la situazione patrimoniale e finanziaria non sembra richiederlo».

Nel mirino finisce anche il sindaco Sergio Giordani, che in passato è stato presidente di Interporto. Secondo Arcoraci, la direzione presa rischierebbe di replicare dinamiche già viste in altre operazioni societarie. «Appare pretestuoso e misterioso il disegno del sindaco Giordani, che in passato è stato presidente di Interporto e dovrebbe avere a cuore uno degli ultimi gioielli pubblici. Questa scelta sembra prefigurare un passaggio di mano, come avvenuto con Aps, per cedere la Fiera ai privati, sconfessando la precedente decisione dello stesso Giordani di riportarla interamente in mani pubbliche».

Per Arcoraci, inoltre, l’operazione non può essere giustificata con la necessità di salvare la Fiera, che secondo quanto sostenuto negli ultimi mesi disporrebbe di risorse per rilanciarsi autonomamente. Né sarebbe sufficiente, a suo avviso, la presenza di un rappresentante del Comune nel Cda della futura Newco. «Non mi convince il fatto di avere un membro nel Cda della neonata Newco in rappresentanza del Comune. Quel rappresentante non potrà avere lo stesso peso che oggi il Comune ha nell’attuale Cda».

L’ex amministratore propone quindi una strada diversa, rafforzare la società con l’ingresso di altri soggetti pubblici, a partire dalla Regione, oppure valutare una trasformazione in ente pubblico economico o holding pubblica. «Molto meglio sarebbe pensare, per sostenere le sfide del futuro, di rafforzare la società con l’ingresso di un altro socio pubblico come la Regione Veneto, che non è certo estranea a un asset strategico per lo sviluppo economico regionale come l’Interporto di Padova. Si potrebbe ragionare anche con altri capoluoghi di provincia veneti vicini, oppure valutare la trasformazione in ente pubblico economico o in holding pubblica».

Da qui l’appello finale rivolto alla Camera di Commercio, alla maggioranza, alle opposizioni e ai consiglieri provinciali. «Rivolgo un ulteriore appello, in primo luogo alla Camera di Commercio perché esca dal suo assordante silenzio, poi alla maggioranza giordaniana che ha approvato l’ingresso di un socio privato e infine all’opposizione politica e ai consiglieri provinciali – conclude Arcoraci -. Chiedo di dare uno stop netto alla soluzione prospettata da Giordani, non approvando nella prossima seduta del Consiglio la relativa delibera e sancendo così la sfiducia a una maggioranza che non c’è più».

 


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