Dietro il naufragio del battello “Goduria” sul Lago Maggiore una operazione di intelligence con Iran e Mossad
VERBANIA – Una tempesta, un naufragio, quattro vittime e una storia che si intreccia con una complessa operazione di intelligence. Non una “semplice” spy story da grande schermo ma qualcosa di più.
Il naufragio
Il naufragio del battello “Goduria” – partito dal cantiere “Piccaluga” di Sesto Calende (Varese) e diretta verso Arona (Novara) – è avvenuto il 28 maggio 2023 sul Lago Maggiore, nei pressi di Lisanza (Sesto Calende), a causa di una tempesta improvvisa con forti raffiche di vento che ha capovolto l’imbarcazione di 16 metri.
L’incidente ha causato 4 vittime: Claudio Alonzi (62 anni) e Tiziana Barnobi (53 anni), agenti dell’AISE; Anya Bozhkova (50 anni), moglie dello skipper; e un agente del Mossad israeliano, inizialmente noto come “M”. Proprio per questo il caso ha assunto subito contorni poco chiari.
Cosa è successo davvero? Chi erano quelle persone? Quello che sappiamo è che le vere identità e gli scopi della missione sono emersi solo a distanza di tre anni
Infatti, nell’aprile 2026, il direttore del Mossad, David Barnea, ha rivelato che l’agente israeliano morto non era un pensionato – come definito inizialmente dal Israele – ma un operativo in servizio attivo impegnato in una delicata missione contro l’Iran, in collaborazione con i servizi italiani. L’operazione pare abbia coinvolto 21-23 persone tra agenti dei servizi segreti italiani (AISE) e israeliani (Mossad).
E, in particolare, secondo quanto riportato da alcuni media israeliani, l’ufficiale dei servizi segreti identificato solo come “M” lavorava con l’intelligence italiana per impedire a Teheran di ottenere armi avanzate quando morì nel naufragio.
Lo skipper Carminati, armatore e comandante della barca, all’inizio dell’estate 2024 ha patteggiato 4 anni di pena per naufragio colposo davanti al gup del Tribunale di Busto Arsizio.
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