Piemonte

Caselle, bufera sul sindaco: “Medici Asl troppo disinvolti nel diagnosticare disturbi ai minori”


C’è un confine sottile, ma invalicabile, che separa la legittima gestione dei bilanci comunali dalla negazione dei diritti fondamentali. A Caselle Torinese, tuttavia, questo confine sembra essere stato oltrepassato durante l’ultima seduta del Consiglio comunale. Il tema è tra i più sensibili: le neurodivergenze e i disturbi del comportamento nei minori. Il caso esplode quando il sindaco Giuseppe Marsaglia Cagnola, nel giustificare una variazione di bilancio che l’opposizione definisce “un taglio netto al welfare”, punta il dito contro il rigore scientifico delle diagnosi cliniche.

Parole, le sue, che pesano come macigni, in particolare quando parla di “incredibile disinvoltura” nel rilascio delle certificazioni da parte dei medici dell’Asl To4: sembra quasi che percorsi diagnostici complessi, fatti di mesi di osservazioni e sofferenza delle famiglie, possano essere ridotti a semplici eccessi di “vivacità” o, peggio, ad automatismi burocratici volti a drenare risorse pubbliche.

Non solo: in aula il primo cittadino rilancia, sostenendo che questo “sentore” di diagnosi troppo facili sarebbe condiviso da molti altri suoi colleghi del territorio. Un affermazione che suona come l’evocazione di una fronda dei primi cittadini contro la scienza medica, quasi come se le neurodiversità (Adhd, autismo, disturbi dell’apprendimento) fossero diventate capricci diagnostici per far quadrare i conti.

La reazione non si è fatta attendere. La cittadina di Caselle Monica Belardi, attraverso un esposto formale alla Direzione generale dell’Asl To4, ha denunciato quella che le appare come una violazione della dignità dei minori e della professionalità dei sanitari. Mettere in discussione la competenza di neuropsichiatri e psicologi del Servizio sanitario nazionale senza basi scientifiche, osserva, ma solo per esigenze di cassa, apre un precedente inquietante: la salute dei più fragili diventa una variabile dipendente dal bilancio.

Mentre il consigliere di opposizione Endrio Milano punta il dito contro la natura politica dell’operazione («Hanno tolto soldi dal sociale» dice) il sindaco resta a lungo in silenzio di fronte a chi obietta che, se una diagnosi diventa un “costo da abbattere” e il medico un “burocrate compiacente”, a restare soli sono i bambini e le loro famiglie, doppiamente colpiti:dalla patologia e dal sospetto delle istituzioni.

Poi, raggiunto telefonicamente, Marsaglia Cagnola prova a correggere il tiro ammettendo una carenza di informazioni: «Forse ho sbagliato modo di comunicare, anche perché non ero al corrente, e mi rammarico di questo, che l’aumento di queste diagnosi segua un trend nazionale che attesta la crescita del fenomeno».

E, sulla controversa sua richiesta ai cronisti in aula di non pubblicare le sue dichiarazioni, si giustifica parlando di «argomenti delicati trattandosi di minori», anche se il dibattito non riguardava singoli casi ma la validità stessa di un sistema diagnostico pubblico e le scelte di bilancio dell’amministrazione.


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