Piemonte

Lavoro nei parchi, quando il responsabile faunistico è donna

Laura Gola in un fotomontaggio sul campo

Quest’anno celebriamo il 1 maggio, Festa internazionale dei lavoratori, raccontando i 40 anni di servizio di Laura Gola, funzionario tecnico del Parco del Po piemontese che entra in pensione in una giornata ricca di significato: così come è stata la sua vita lavorativa a tutela della natura. Ecco cosa ci ha raccontato. 

Quarant’anni sempre nello stesso ente di gestione di Area protetta: prima Parco del Po vercellese-alessandrino, e oggi denominato Parco del Po piemontese. Laura Gola, funzionario tecnico del parco, in pensione dal 1 maggio 2026, racconta – orgogliosamente – di non avere mai cambiato ente.

«All’inizio sono entrata come guardiaparco in sostituzione di una maternità: ora, come allora, non serviva la laurea e sono rimasta in quel ruolo per 10 anni. Poi ho deciso di laurearmi in biologia e, tramite un concorso interno, sono diventata poi funzionario, responsabile faunistico, aggiunge. A quei tempi – siamo alla fine degli Anni ’80 – le guardiaparco donne si contavano sulle dita di una mano in tutto il Piemonte. Il Parco era ancora denominato Garzaia di Valenza, allargato poi alla Riserva naturale del Torrente Orba», ci spiega.

Il tempo della divisa

Laura Gola non rimpiange il tempo della divisa: « Mi è servito molto per conoscere il territorio. Ero già una guardia ecologica volontaria: la natura è sempre stata una mia grande passione! Ed essere guardaparco mi ha permesso di svolgere attività sul campo e di imparare da colleghi più anziani e molto preparati: uno su tutti, Claudio Pulcher, ornitologo del parco, a cui devo molto». Raccogliere dati sull’avifauna e catalogarli diventano attività sempre più coinvolgenti e interessanti.

L’aspetto che le manca meno di quegli anni è legato ai controlli e alla vigilanza: ci tiene, infatti, a sottolineare che il guardaparco deve essere una figura poliedrica, sempre aggiornata: deve conoscere le norme, avere come missione la salvaguardia della biodiversità ma occuparsi anche di didattica ed educazione ambientale, con adulti e bambini.

Ma il monitoraggio della fauna – e quindi osservare, capire e approfondire – sono le attività di ricerca più affascinati per Laura, che vuole «aprirsi al Mondo» senza lasciare i dati chiusi in un cassetto.

Il tempo della ricerca

Dismessa la divisa, cominciano i suoi studi, in collaborazione con il Progetto Garzaie Italia, sullo svernamento degli uccelli acquatici, sull’inanellamento scientifico (argomento, tra l’altro, della sua tesi di laurea in biologia), sui mustelidi. Uno dei progetti di cui ama particolarmente raccontare è BioItaly: «È stato, per il parco, la porta di accesso a rete Natura 2000, spiega. Abbiamo collezionato dati su specie di interesse comunitario – come, ad esempio, l’airone rosso – che hanno avuto importante rilevanza per dimostrare che determinate specie non sono ovunque, e proprio per questo, sono fragili e vanno tutelate», spiega il tecnico faunista.

Come il suo collega Agostino Pela, guardiaparco in pensione del Parco delle Lame del Sesia spiega che gli enti di gestione, quando sono nati negli anni Settanta, avevano una dotazione organica composta da poche figure: un direttore, pochi funzionari amministrativi, qualche guardiaparco e – andava di lusso – se c’era chi era dedicato alla didattica. Di funzionari tecnici, nemmeno l’ombra. «Eppure, spiega Laura, con il tempo si è fortunatamente compreso che sono fondamentali. I tecnici nei parchi sono essenziali, e devono essere molto preparati: negli interventi di divulgazione, per insegnare 10 devono sapere 100!», afferma la nostra intervistata.

Cosa fa un responsabile faunistico?

Diciamola tutta: avere a che fare con una sorta di ricercatore, affamato di dati da studiare, non è cosa facile. Spesso, infatti, subentra la gelosia per quel dato scoperto e raccolto con tanta fatica. E altrettanto spesso, i ricercatori, parlano tra loro con linguaggi e codici incomprensibili. O no?

«La gelosia del dato in quanto tale, è un assunto sbagliato, dice la Gola. Oggi, forme di Citizen Science e piattaforme come iNaturalist dimostrano che si possono condividere dati scientifici. Fondamentale poi fornire i dati per progetti specifici a enti di ricerca. Tuttavia, non va dimenticata la finalità di queste ricerche: spesso i monitoraggi avvengono in aree piccole, fragili, e quella che viene scambiata come ‘ritrosia’ a rivelare il dato è invece una forma di’ tutela e protezione per una specie o un habitat particolarmente fragili», prosegue la funzionaria.

Se scendiamo poi ad esaminare il ruolo del responsabile faunistico in un ente di gestione di un’area protetta, scopriamo che le attività in cui è coinvolto sono davvero molteplici: «Dai monitoraggi – obbligatori per legge, e per fortuna! – alla pianificazione territoriale, alla gestione di criticità legate alla fauna. Un esempio? Il controllo sulle specie esotiche invasive, come lo scoiattolo grigio o l’ibis sacro, molto diffusi nelle nostre zone.

Un drone per le uova di Ibis sacro

«Parliamoci chiaro: quando si tratta di specie esotiche invasive, essere animalisti non è di nessuna utilità. Con particolare attenzione, certo, al disturbo e al benessere delle comunità animali, ma servono solide basi scientifiche e normative»: è perentoria Laura Gola, anche quando racconta del controllo della popolazione di Ibis sacro sperimentata dal Parco del Po piemontese. Ovvero, sterilizzare le uova con l’ausilio dei droni.

«L’Ibis è un uccello che nidifica in colonie con ardeidi ed è una specie definita invasiva nelle liste dell’Unione europea. Per controllare la sua popolazione – in crescita esponenziale – abbiamo provato, in collaborazione con la consulenza di operatori esperti, a usare dei droni per spargere dell’olio naturale che blocca lo sviluppo dell’embrione. È un metodo abbastanza costoso, ma stiamo verificando i risultati sull’abbassamento del tasso di riproduzione della specie, per capire se investire in questa modalità, direi decisamente innovativa».

Altra specie problematica per il suo tasso di riproduttività, manco a dirlo, è il cinghiale. «Gestire questa specie è un serio problema. I parchi hanno già poco personale, e se quel poco è impegnato in attività di abbattimenti selettivi (pur sempre con operatori selezionati, formati ed esterni – ma notoriamente non risolutivi ai fini del contenimento della popolazione della specie – siamo di fronte a un bel problema. E non troverai nessun tecnico faunistico in gradi di fare un piano di gestione efficace, perché la dinamica riproduttiva della specie non è prevedibile e molte sono le dinamiche in gioco, come si evince da un’ampia bibliografia scientifica», spiega la Gola.

Il lavoro di domani

Dal 2 maggio, Laura Gola passerà il testimone a Stefano Costa, collega già in organico nell’Ente del Parco del Po piemontese dall’aprile 2024, faunista che cita con sincera stima. Ma dopo 40 anni trascorsi nello stesso Ente, quali sono i consigli che Stefano non dovrà dimenticare, lui e tutti quei giovani che ambiscono a esercitare questa professione?

«Stare sul territorio. Vivere e conoscere il territorio, anche per coglierne le fragilità e intervenire migliorando gli habitat, aspetto che l’Ente ha perseguito sino dalla sua istituzione e ha condotto, anche, a seguito del costante ampliamento delle Aree protette. Gli accorpamenti degli Enti di gestione delle Aree protette – oggi sono 10 in tutto ndr – non facilitano il lavoro sul campo ma, per un funzionario tecnico che si occupa di fauna, è un aspetto imprescindibile. E poi saper scindere l’indirizzo politico dalla valutazione tecnica. Noi siamo professionisti della scienza e non abbiamo nulla a che fare con la politica: quando studiamo i molluschi, quando affrontiamo problematiche come la gestione del cinghiale oppure quando monitoriamo i lupi!», afferma decisa Laura Gola. E adesso, dal 2 maggio, cosa succederà?

«Non smetterò di fare monitoraggi faunistici, la mia passione. E torno a fare l’ambientalista: ma attenzione, un ambientalismo non di pancia, ma basato sulla scienza. È l’eredità che mi hanno lasciato quaranta anni al servizio della Natura».

Buona (nuova) Vita Laura Gola!

 

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