Donne avvelenate, il tossicologo: “La ricina artigianale è amarissima. Per produrla serve laboratorio tecnologico” | isNews
Le parole di Alessandro Barelli, già direttore del Centro antiveleni del Policlinico ‘Gemelli’, che non crede alla produzione ‘domestica’ della sostanza tossica. L’attivo puro, al contrario, è inodore e insapore
CAMPOBASSO. Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi avvelenate dalla ricina, il tossicologo Alessandro Barelli, già direttore del Centro antiveleni del Policlinico ‘Gemelli’ esclude che la sostanza, letale in quantità minime, possa essere stata prodotta artigianalmente. Il sapore, amarissimo, sarebbe stato immediatamente avvertito durante l’ingestione.
“Non è possibile estrarre il principio attivo la ricina con modalità artigianali – ha detto l’esperto, intervistato da Telemolise – serve un laboratorio chimico molto tecnologico, perché la manipolazione della sostanza è altamente pericolosa, visto che la ricina è tossica anche per inalazione. E poi si tratterebbe di una roba con un sapore tremendo, amara, non è possibile non accorgersene. Immaginiamo di triturare i semi del ricino in un frullatore per ottenere una polvere, che non è ricina pura, ma ricina con tanta altra roba, con un saporaccio. Al contrario la ricina purificata è insapore, incolore e inodore”.
Il tossicologo ha detto di conoscere bene, per motivi professionali, la ricina. “Mi sono occupato tempo fa di queste armi cosiddette non convenzionali – la storia dello spionaggio e del terrorismo è segnata dall’uso di questa sostanza – ma non era più capitato e quando ho sentito questa cosa sono saltato dalla sedia, non riesco a immaginare dove l’abbiano presa”.
Il quantitativo che provoca la morte è minimo, “la dose tossica letale è bassissima, intorno a un microgrammo per chilo, di ricina pura”, ha rimarcato ancora Barelli, chiamato poi a commentare i sintomi lievi avvertiti da Gianni Di Vita. “Se immaginiamo una sostanza molto diluita in un liquido o in un cibo solido – ha precisato – se se ne assume una quantità inferiore alla dose letale posso avere una sindrome e non morire. Questo sempre in linea teorica”.
Il tossicologo ha quindi voluto esprimere la sua idea sulla posizione dei medici indagati nella prima fase per omicidio colposo, prima che la Procura di Larino aprisse un nuovo fascicolo di indagine per duplice omicidio premeditato contro ignoti.
“Oltre che tossicologo sono stato anche rianimatore – ha raccontato – e se i medici non sono riusciti a rianimare due persone con le tecniche moderne che ci sono vuol dire che c’era in giro una sostanza che ha distrutto le cellule dall’interno. Impensabile che un medico di Pronto soccorso di fronte a una sindrome gastro-enterica possa pensare alla ricina. E anche se ci avesse pensato nessuno avrebbe potuto salvarle. Mi chiedo quando archiviano e tolgano quella cosa dalla testa di quei poveretti, che non hanno nessuna responsabilità”.
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