Cultura

L’Officina della Camomilla – Live @ Alcatraz (Milano, 29/04/2026)

credit: Jacopo Farina

Quando frequenti i soliti piccoli locali, anche se vivi in una grande città, va a finire che conosci o almeno saluti tutti quelli che come te frequentano quei piccoli locali, per lo più oscuri circoli ARCI che tengono viva una scena musicale alternativa. E può capitare – come effettivamente è capitato stasera – che a un certo punto una delle persone che saluti e con cui magari fai due chiacchiere post concerto te lo ritrovi sul palco, e stavolta non di un piccolo circolo, ma di uno delle più importanti venue concertistiche milanesi, ovvero l’Alcatraz.

E quindi stasera gli Officina della Camomilla, on stage alle 21.30 spaccate, fanno un trionfale ingresso scegliendo un brano dello schiaccianoci di Tchaikovsky. Il palco è quello piccolo, ma il locale è pressoché pieno. L’audience è molto giovane, e va bene così, le canzoni dell’Officina hanno dei testi che sembrano tagliati per quella fascia di età (solo per citarne uno, senontipiacefalostesso), per intenderci quella in cui tutti cantano ogni pezzo, non solo dalle prime file, ma anche dalle retrovie dove sono io.

I pezzi sono ben eseguti, soprattutto la parte strumentale che occupa delle code molto piacevoli, e anche la set list è un mix di vecchie canzoni (“Questa è la prima che abbiamo scritto, nel lontano medioevo” citando il buon Poletti) e di nuovissime, come “Celeste”. Il pubblico è felice, e si vede dalla bella energia che passa attraverso il palco, si balla, si sorride molto, spero che tra qualcuno ci scappi anche un limone, che avere forse nemmeno vent’anni e andare ai concerti sì, è anche quello.

Io sento “Città Mostro di Vestiti” e mi viene voglia di pasta al burro a mezzanotte, che però alla fine non faccio.

A un certo punto una canzone è dedicata alla gentilezza, a come in un momento storico in cui tutto sembra andare a rotoli (effettivamente l’espressione che avrei voluto usare sarebbe stata decisamente più colorita) la gentilezza è una forza immensa, che forse ci salverà tutti. E non è solo la gentilezza di circostanza, ma quella fatta di piccoli gesti, di persone sconosciute che vivono nello stesso momento la stessa esperienza, negli abbracci, nei film belli, nei riccioli biondi o meno biondi, nelle feste in casa di amici del liceo, e anche in questo cielo che alla fine no, non ha piovuto né su Milano né sui ragazzi che uscivano sorridenti dal concerto dell’Officina della Camomilla.


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