Economia

Invesco: la volatilità torna sui mercati, focus su Fed, inflazione e Nvidia


La settimana scorsa abbiamo avuto la pubblicazione di ulteriori dati sulla tendenza dell’inflazione negli Stati Uniti, all’indice dei prezzi Cpi si è unito l’indice dei prezzi alla produzione Ppi. La spinta al rialzo sulla componente della domanda privata è sostenuta da un generico rialzo nei prezzi di input, ma soprattutto nel settore dei servizi. Le attese degli economisti si sono quindi posizionate per un livello dell’indice Pce Core, la variabile maggiormente seguita dalla Fed, che per il mese di aprile possa essere tra il 3.2% ed il 3.3% su base annua. In contrasto con le dinamiche dei prezzi cicliche e di più breve periodo, il contesto strutturale per l’inflazione core si è confermato in rallentamento, con l’indicatore della Fed di Atlanta sulla crescita dei salari che è risultato in un trend discendente.

Questa settimana sarà pubblicato il verbale dell’ultima riunione del Fomc, in cui i Fed Funds erano stati lasciati invariati, ma sarà importante interpretare con quale velocità il dibattito interno si stia sviluppando e se il Fomc sia pronto a sposare un bias restrittivo focalizzato sul rischio inflazione. Il mercato ha intanto scontato un’inversione di tendenza per cui nei prossimi dodici mesi le aspettative sono di un rialzo dei tassi e non più di un taglio.

Con la spesa dei consumatori ancora resiliente, come confermato la settimana scorsa nel dato delle vendite al dettaglio, i forti profitti aziendali che sostengono Capex ed investimenti, ma con il rilancio fiscale ormai destinato a svanire, la vera prova per la resilienza dei consumatori americani e del mercato del lavoro deve probabilmente ancora presentarsi. Inoltre, con la nuova guida Warsh alla Fed, è probabilmente ancora troppo presto per vedere gli aumenti dei tassi Fed come scenario base.

La volatilità sulle curve dei tassi ha generato instabilità sui mercati azionari, il rialzo sui tassi dei Gilt ha guidato i mercati del G7 al rialzo con la probabilità di un cambio di guardia alla guida del partito Laburista, ma Jgb, Treasury e Bund hanno seguito. Il Treasury a 30 anni ha superato quota 5.1% mentre il tasso decennale in Giappone è salito al 2.75% dallo zero di quattro anni fa, il dato sull’inflazione atteso in settimana in Giappone dovrà essere seguito con attenzione. Allo stesso modo le aste su Treasury ventennali e Bund ci daranno un aggiornamento rispetto la tendenza nella solidità delle dinamiche di domanda da parte del mercato per governativi e duration.

Dopo l’incontro tra Trump e Xi, che non sembra aver portato grandi sviluppi ma che è apparso più incentrato alla gestione dei rischi nella relazione, la situazione geopolitica riprende il centro dell’attenzione. Non solo il rischio inflazione, ma sempre più lo scenario di coda in cui la crisi energetica abbia impatti concreti sulla crescita economica, rimane legato alla durata della chiusura sullo Stretto di Hormuz. Uno scenario recessivo con picchi nel prezzo del petrolio sui 150 dollari al barile e che si stabilizza attorno ai 120 dollari per i prossimi trimestri è infatti un rischio ancora marginale ma che aumenta con il passare delle settimane, con conseguenze potenzialmente devastanti per il mercato.

In settimana avremo i primi dati preliminari sugli indici di fiducia delle imprese pmi che a livello globale dovrebbero rimanere sostenuti, ma soprattutto in Europa porteranno maggiore visibilità rispetto ad un rallentamento della crescita che inizia ad emergere nel sentiment economico. Il dato relativo alle sorprese dei dati economici rispetto alle attese degli economisti in Europa è sceso marcatamente in territorio negativo.

I mercati azionari rimangono sostenuti da risultati aziendali che continuano a battere le attese e non solo sul settore tecnologico. In settimana la trimestrale di Nvidia dovrebbe confermare un trend di domanda per l’ecosistema AI ancora molto forte e che appare in una fase sempre più sostenibile. Il rialzo dei tassi di mercato, unito ad una condizione di ipercomprato sul segmento dei semiconduttori ha tuttavia creato una prima fase di prese di profitto, un movimento che non appare sostenuto da un cambiamento dei fondamentali.

La distinzione tra aziende che beneficiano della trasformazione AI e quelle che sono soggette ad un rischio di “disruption” rimane un tema molto sentito dal mercato, lo scenario in cui un più ampio range di settori anche legati alla “old economy” vedano un supporto alla crescita e soprattutto ai margini operativi è sempre più evidente ed apprezzato dagli analisti finanziari.

*Investment Strategist di Invesco


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