Calabria

Inferno carceri in Calabria: violenza e caos a Catanzaro e Vibo Valentia



logo
Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud


Non si tratta più di episodi isolati, ma di una drammatica e intollerabile quotidianità. Le strutture carcerarie calabresi si confermano vere e proprie polveriere, dove il rispetto delle regole e dello Stato sembra essere diventato un optional per una parte della popolazione detenuta. A denunciarlo con forza, tramite un comunicato ufficiale del 18 maggio 2026, è il Si.N.A.P.Pe (Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria) , a seguito di gravissimi fatti di cronaca avvenuti quasi contemporaneamente nei penitenziari di Catanzaro e Vibo Valentia.

Terrore a Catanzaro: detenuto armato di forbici contro gli agenti

Il primo grave episodio si è consumato presso la Casa Circondariale di Catanzaro, dove un detenuto di nazionalità straniera ha dato vita a ore di altissima tensione. L’uomo ha alternato pericolosi atti autolesionistici a una furia cieca contro chiunque cercasse di contenerlo. Armato di forbici, ha aggredito brutalmente sia il personale medico che gli agenti di Polizia Penitenziaria in servizio.

Solo la prontezza, il sangue freddo e la straordinaria professionalità dei poliziotti hanno evitato il peggio. Una gestione che il sindacato definisce “magistrale ed eroica”, soprattutto se contestualizzata nelle condizioni proibitive in cui versa la struttura: un superamento critico della capienza tollerabile, con circa 730 detenuti presenti a fronte di un organico di agenti gravemente sottodimensionato.

Sangue a Vibo Valentia: poliziotto finisce in ospedale

Quasi nello stesso momento, la spirale di violenza si è spostata nella Casa Circondariale di Vibo Valentia. Qui, un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria è stato violentemente percosso e aggredito da un detenuto, riportando serie ferite alla testa.

L’agente è stato trasportato d’urgenza presso l’ospedale cittadino. Dopo gli accertamenti e le cure necessarie, il poliziotto è stato dimesso con una prognosi iniziale di 7 giorni, ma dovrà sottoporsi a ulteriori esami diagnostici approfonditi per escludere conseguenze peggiori. A ricostruire i fatti sono stati il Segretario Regionale del Si.N.A.P.Pe. Calabria, Fabio Viglianti, e la Vice Segretaria Regionale Cristina Busà.

La denuncia del sindacato: “Agenti lasciati soli come bersagli mobili”

Di fronte a questa escalation, i vertici del sindacato muovono una dura e ferma polemica contro la totale mancanza di rispetto delle istituzioni da parte di chi si sente in diritto di perpetrare violenze continue, forte di un “senso di impunità strisciante”. Secondo il Si.N.A.P.Pe, le misure di sicurezza attuali e i protocolli operativi sono tragicamente insufficienti, schiacciati dall’incertezza decisionale e dall’assenza di risposte concrete da parte della politica.

“Com’è possibile tollerare che chi ha il compito di far rispettare la legge e tutelare la sicurezza dello Stato diventi il bersaglio mobile e sacrificale di chi le leggi le ha già violate?”

Il sindacato esprime la massima solidarietà ai poliziotti e al personale sanitario coinvolti , facendosi portavoce di un malessere dilagante: gli agenti si dicono esausti per i livelli di stress psicofisico e rischio biologico insostenibili , ma soprattutto per il senso di impotenza nei confronti di un’Amministrazione accusata di essere accondiscendente verso le necessità dei reclusi, ignorando i gridi d’aiuto di chi indossa la divisa. L’appello finale alle istituzioni è chiaro: serve un intervento immediato prima che si verifichi un dramma irreparabile.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »