“Europa, per favore reagisci, di’ qualcosa… di europeo”
TRIESTE.news
18 maggio 2026 – ore 18:30 – Premessa e primo apprezzamento valutativo – Mentre il conflitto in Ucraina continua, con migliaia di droni che volano senza interruzione nei territori russo e ucraino trasportando il loro carico di morte, molti osservatori internazionali, anche americani, spingono affinché l’Europa possa finalmente recitare un ruolo diplomatico finalizzato alla risoluzione della crisi. L’esperto analista di politica estera Nicholas Vinocur, di Politico, ci ricorda infatti che, con il team negoziale del presidente statunitense Donald Trump arenato e totalmente invischiato nella crisi iraniana, la pressione sembra essere ricaduta sull’Europa affinché nomini con immediatezza un inviato speciale per i colloqui di pace in Ucraina e, cosa notevole, sia Kiev sia Mosca sembrano dichiararsi disponibili. “Questo è un altro momento cruciale per l’Europa”, si sussurra da Bruxelles e non solo. “Prima è arrivata la decisione di Washington di interrompere i finanziamenti all’Ucraina. Ora l’Europa potrebbe dover assumere un ruolo guida nei negoziati”.
Al momento, nei saloni di Bruxelles, sembra che la “guerra sui nomi” sia iniziata. Mentre tutti sembrano concordare nel bocciare l’estone Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nella Commissione von der Leyen, viste le sue note posizioni estreme sulla Russia, i principali nomi che circolano sarebbero quelli di Angela Merkel, ex cancelliera tedesca, che ben conosce sia Putin sia Zelensky; Alexander Stubb, presidente finlandese, ritenuto un abile mediatore; e Mario Draghi, ex presidente del Consiglio italiano, ampiamente rispettato in Europa e considerato né eccessivamente interventista né particolarmente vicino al Cremlino.
In merito, sono totalmente d’accordo con Politico quando afferma che il principale ostacolo alla scelta di un negoziatore non è rappresentato da Putin o Zelensky, bensì dall’attuale incapacità degli europei di raggiungere un accordo tra loro in tempi rapidi.
Notizie politiche dall’Ucraina
Il prode guitto di Kiev, che oggettivamente riscuote un consenso non sottostimabile in Ucraina, da una parte continua a diffondere alla nazione proclami bellici, esaltando gli attacchi in profondità condotti dalle armi ucraine in territorio russo; dall’altra, finalmente, sembra aprirsi concretamente a un confronto negoziale sul conflitto.
Oggi ci concentreremo proprio sull’apertura ucraina ai negoziati, resa nota dallo stesso Zelensky, perché forse si potrebbe finalmente avviare un canale negoziale diretto al raggiungimento di una “pace possibile” con Mosca, con l’intervento di mediatori europei.
In particolare, il presidente ucraino ha riferito di aver avuto una lunga conversazione telefonica con il presidente del Consiglio europeo António Costa, durante la quale sono state discusse le prospettive del processo negoziale di pace per l’Ucraina e per tutta l’Europa.
“Siamo entrambi d’accordo sul fatto che l’Europa debba essere coinvolta nei negoziati. È importante che abbia una voce e una presenza forti in questo processo ed è opportuno stabilire chi la rappresenterà nello specifico”, ha sottolineato Zelensky.
Ovviamente, il presidente ucraino ha voluto evidenziare, nel medesimo contesto, l’urgenza di un rapido processo di integrazione europea dell’Ucraina nella UE che, come ampiamente noto, al momento non sembra profilarsi né a breve né, tantomeno, nell’immediato.
https://www.president.gov.ua/en/news/speeches
Notizie sulla corruzione dall’Ucraina
Nella giornata del 18 maggio u.s., tutte le principali testate ucraine riportano il rilascio su cauzione, fissata asseritamente in cinque milioni di euro, dell’ex capo di gabinetto di Zelensky, Andriy Yermak, ritenuto dall’autorità giudiziaria di Kiev coinvolto in diversi scandali di corruzione.
In particolare, il Kyiv Independent afferma che i fondi per il pagamento della copiosa cauzione proverrebbero da diverse fonti, tra cui i “contributi” di Serhii Rebrov, personaggio discusso ed ex allenatore della nazionale di calcio ucraina.
Andriy Yermak ha dichiarato al corrispondente di Ukrainska Pravda di essere stato detenuto in una cella a pagamento con condizioni migliori e di non sapere chi abbia pagato la cauzione per suo conto.
Secondo gli inquirenti, e limitandosi unicamente a questa indagine, tra il 2021 e il 2025 Yermak avrebbe, insieme ad altri, riciclato oltre 460 milioni di grivne, pari a 8,9 milioni di dollari, attraverso la costruzione di un complesso residenziale di lusso nel villaggio di Kozyn, ricca zona a sud della capitale.
Sempre secondo l’accusa, i fondi per il sontuoso progetto edilizio sarebbero stati generati attraverso un sistema di corruzione multimilionario incentrato sul monopolio nucleare statale Energoatom.
Il pubblico ministero Valentyna Hrebeniuk ha dichiarato che Yermak è stato identificato in alcune chat con i nomi in codice “R2”, “AB” e “LL”, aggiungendo che un foglio di calcolo Excel trovato sul telefono di un architetto elencava gli incontri relativi alla costruzione. Accanto a “R2”, gli investigatori hanno trovato le iniziali “AB”, che secondo loro si riferivano ad “Andriy Borysovych”, nome e patronimico di Yermak.
I media ucraini hanno più volte sottolineato che, per questa indagine, risultano coinvolti altri sei alti dirigenti dello Stato, tra cui l’ex vice primo ministro Oleksii Chernyshov e Timur Mindich, ex socio in affari di Zelensky.
https://kyivindependent.com/
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/05/18/8035157/
Notizie dalla Russia
Sia i media russi sia quelli ucraini stanno evidenziando la disponibilità di Mosca a valutare la possibilità di riprendere il dialogo con l’Europa sulla guerra in Ucraina.
In particolare, le testate ucraine, più di quelle russe in verità, hanno riferito che il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, avrebbe dichiarato, in merito agli europei, che: “Il dibattito appare attivo su questo argomento e sembra preludere a un passaggio verso la consapevolezza che, a un certo punto, dovrà spingerli a parlare con i russi. Tutto questo è certamente positivo”, ha affermato Peskov.
Peskov, in altre parole, pur continuando ad auspicare l’intermediazione statunitense, ha voluto confermare che il Cremlino è interessato a riprendere i contatti con l’Europa, esprimendo la speranza che quello che ha definito un “approccio pragmatico” possa alla fine concretizzarsi realmente.
Inevitabilmente, e allo stesso tempo, Peskov ha criticato Kaja Kallas, responsabile della politica estera della UE ed ex primo ministro dell’Estonia, suggerendo che non sarebbe la “persona” ritenuta dal Cremlino adatta a futuri negoziati con Mosca.
A margine di tale auspicato — e si spera possibile — confronto con l’Europa, merita evidenziare che il 19 e 20 maggio p.v. Vladimir Putin effettuerà una visita di Stato in Cina e su tale avvenimento le testate russe appaiono totalmente concentrate.
Nel pomeriggio del 18 maggio, da Mosca, Yury Ushakov, consigliere per la politica estera del Cremlino, ha informato la stampa, anche internazionale, che:
“Il presidente russo Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping discuteranno gli aspetti più delicati delle relazioni bilaterali durante i negoziati tra Russia e Cina, che prevedono un incontro tra i due leader e colloqui con un ampio gruppo di rappresentanti. Dopo la cerimonia di benvenuto nella Grande Sala del Popolo, il presidente Putin inizierà il suo incontro con Xi Jinping. Sarà un incontro nel quale i due leader discuteranno le questioni più importanti e delicate tra i nostri Paesi. Da parte russa, ai colloqui parteciperanno tutti i vice primi ministri presenti nella delegazione, nonché rappresentanti dell’amministrazione presidenziale, diversi ministri federali e rappresentanti delle grandi imprese russe. Una cerimonia ufficiale di firma si terrà al termine dei colloqui. Attualmente ci sono circa 40 documenti sul tavolo: 21 saranno firmati alla presenza dei presidenti, mentre i restanti saranno annunciati durante la cerimonia”.
https://tass.com/
https://kyivindependent.com/kremlin-interested-in-restoring-dialogue-with-europe-over-war-in-ukraine-peskov-says-after-moscow-attack/
https://sputnikglobe.com/20260517/drone-attack-on-moscow-an-eu-financed-terrorist-strike-by-ukraine-regime—russian-mfa-spox-1124137761.html
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/05/18/8035239/
http://en.kremlin.ru/
Conclusione
Oggi desidero proporvi il celebre breve componimento di Giuseppe Ungaretti, che dovrebbe far riflettere coloro i quali, spesso senza aver mai trascorso un’ora della loro vita in un’area di crisi, pontificano dai salotti invocando, con assoluta certezza, i principi di una “guerra giusta”, indicando il nemico e auspicando l’avvio di un necessario e urgente riarmo imponente nell’intera Europa.
“Soldati”:
“Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie”.
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani
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