Pellai: “Se un bambino in età prescolare non tocca mai un libro e gioca due ore ai videogame, farà più fatica a leggere e scrivere”

La richiesta d’aiuto più frequente che emerge dagli studi medici riguarda l’insuccesso scolastico, innescato dall’uso precoce e smodato della tecnologia che sta impattando negativamente sulle capacità cognitive delle giovani generazioni, creando in molti casi una dipendenza digitale strutturata.
A disegnare il quadro tutt’altro che roseo è Alberto Pellai in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, nella quale lo psicoterapeuta evidenzia come negli ultimi 15 anni i ragazzi tra i 10 e i 14 anni siano stati assorbiti dagli schermi, proprio nella fase in cui il confronto con il mondo reale è determinante per la costruzione dell’identità.
Com’è cambiato il conflitto domestico? Fino a dieci anni fa, madri e padri discutevano con i ragazzi (quelli nella fascia d’età tra i 10 e i 14 anni) per calibrare le uscite con gli amici, il rientro serale o l’acquisto del primo motorino. Oggi, al contrario, la contesa quotidiana si concentra esclusivamente sulla durata della connessione e sulla gestione dei dispositivi elettronici.
Quando lo smartphone confiscato scatena la violenza
Nei contesti più difficili, il tentativo degli adulti di interrompere l’uso di smartphone o videogiochi scatena l’impensabile. Pellai, infatti, parla di reazioni furiose (con figli che aggrediscono i genitori o minacciano gravi atti autolesionistici) al punto che le famiglie si vedono costrette a richiedere l’intervento d’urgenza dei soccorsi sanitari del 118.
Pellai spiega che questo accade perché l’esposizione continua agli schermi stimola i circuiti dopaminergici del cervello, gli stessi agganciati dalle sostanze stupefacenti: “I circuiti neurobiologici che vengono agganciati e stimolati dallo stare online sono gli stessi di qualsiasi altra forma di dipendenza, anche quella da sostanze”. Privare improvvisamente i ragazzi dello smartphone o, in generale, della connessione, si traduce quindi in un’interruzione biochimica che produce una crisi d’astinenza in piena regola.
Il prezzo cerebrale della precocità tecnologica
Gli effetti negativi sul sistema nervoso si pagheranno a lungo termine (secondo Pellai ne misureremo la portata solo tra 15 anni) ma colpiscono la struttura profonda della mente: “Se un bambino in età prescolare non tocca mai un libro e gioca una media di due ore ai videogame, farà molta più fatica a leggere e scrivere a causa di danni microstrutturali della materia bianca” dichiara Pellai. C’è però una timida speranza, cioè la plasticità cerebrale dei primi anni di vita: cambiare rotta in tempo utile permette di favorire un recupero.
Ricostruire ponti verso la realtà
Come possono muoversi le famiglie di fronte a questa emergenza? Confiscare i telefoni è un’azione che rischia di lasciare i ragazzi in un vuoto emotivo insopportabile, poiché le loro menti sono abituate a un’iperstimolazione costante, e non sarebbero, da soli, in grado di riempire quel vuoto. I genitori devono invece farsi promotori di alternative fisiche e concrete: “Devono anche farsi ponti fra il mondo digitale e quello reale, proponendo ai figli altre attività coinvolgenti: dal gioco da tavolo al giro in bicicletta nella natura”. E, soprattutto, star loro accanto, aiutandoli a tornare alla realtà.
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