Tra malumori e strappi da ricucire: la Ferrari apre il dossier Monza
Zandvoort – Arriva sempre il tempo doloroso delle scelte. Serve fegato per farle e saper guardare lontano. Lewis Hamilton ne sa qualcosa: «Per vincere i campionati bisogna conquistare ogni singolo punto». Il britannico invece ne ha persi tre nel gp di Zandvoort chiudendo giù dal podio: il muretto Ferrari ha esitato a chiedere a Charles Leclerc di lasciare strada e infine risolto facendo rientrare ai box il monegasco. Troppo tardi. Risultato: tutti arrabbiati e scontenti. Messaggi radio al veleno da entrambi, che non si sono addolciti fuori dalla macchina.


Riportare ordine in vista di Monza
A Maranello avranno modo di chiarire a mente fredda e ricomporre il disordine, oltre che ricostruire la trama degli errori. È necessario, tra due settimane c’è Monza. Se non un punto di svolta, un passo importante per la lotta ai Costruttori, la Scuderia è seconda in classifica a 87 punti dalle Frecce e mancano una decina di gare. Il Cavallino avrà un motore potenziato nel tempio della velocità. Basterà per volare sopra i malumori e per ricucire gli strappi? La Mercedes non aggiorna la macchina da tempo, eppure massimizza l’usato super garantito. Ed è tornata anche la McLaren, con due successi di fila. Hamilton arriverà all’Autodromo con 59 lunghezze di ritardo da Kimi Antonelli, prima dell’Olanda era a -50 dal bolognese della Mercedes che proprio a Monza sconterà penalità in griglia per cambio propulsore.


Hamilton e la questione della mentalità
A cambiare in Ferrari deve essere la mentalità, sostiene Hamilton: «Voglio vincere ed è difficile quando davanti a te i due piloti della Mercedes ricevono le indicazioni e il gioco è fatto, le mettono in pratica immediatamente. Il mio obiettivo è cercare di portare questa squadra al titolo e di sicuro abbiamo del lavoro da fare». Parla dell’ordine di scuderia dato dalle Frecce a George Russell per far passare Kimi. Non che sia stato contento di obbedire, il britannico. Ma c’è un disegno più ampio che va perseguito, a un certo punto di qualsiasi campionato. Il capo Mercedes, Toto Wolff, che nelle stagioni di acerrima rivalità proprio tra Hamilton e Nico Rosberg ha imparato moltissimo, dice: «Gli ordini di scuderia sono sempre difficili da accettare dal punto di vista di un pilota, ma è quello di cui abbiamo sempre discusso. Non perdiamo tempo a litigare tra di noi se abbiamo dei concorrenti che ci stanno alle calcagna. Non è stata una decisione difficile».
Gli ordini di scuderia, l’annoso problema della F1
Dunque, gli ordini di scuderia: sono vecchi come la Formula 1. Scomodi da dare, indigesti da ricevere, eppure spesso decisivi. A tal punto da essere stati proibiti e poi di nuovo riabilitati, le squadre aggiravano i divieti con messaggi in codice. Tra i più celebri quel «Fernando è più veloce di te» detto proprio dalla Ferrari a Felipe Massa dal suo ingegnere, Rob Smedley, mentre era in testa al gp di Germania 2010: il brasiliano costretto a far passare Alonso. Non che tutti siano mai stati bravi dipendenti: Sebastian Vettel, già campione del mondo con la Red Bull, se ne infischiò di rispondere al messaggio cifrato “Multi 21” che gli impartiva di non superare il compagno/nemico Mark Webber in Malesia nel 2013: il tedesco accelerò e andò a vincere. Seb disobbediente anche con Leclerc in Russia nel 2019, quando non gli restituì la posizione presa al via. La più clamorosa nel 2002 in Austria: Jean Todt chiede a Rubens Barrichello in testa dalla pole di far passare Michael Schumacher, il brasiliano lo fa solo all’ultimo, praticamente sulla linea del traguardo. Fischi e multa salatissima a Maranello, e però, quell’anno: quinto titolo al tedesco, il 12° per la Scuderia. Il tempo delle scelte.
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