Agli agricoltori solo 30 cent
Uva da tavola bianca in cassetta da circa 2,5 chili venduta a 0,99 euro al chilo, ma solo acquistando almeno due cassette, è la promozione rilanciata dalla grande distribuzione organizzata, con uno sconto del 40% rispetto al prezzo indicato di 1,39 euro al chilo, che riaccende i riflettori sulla campagna pugliese in un’annata caratterizzata da una qualità elevata ma con un mercato ancora fortemente condizionato dalla pressione sui prezzi. A lanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, perché dietro un prezzo promozionale così aggressivo si nasconde una struttura di costi che rischia di comprimere ulteriormente la remunerazione riconosciuta all’agricoltore.
Il conto della filiera è particolarmente significativo, una cassetta da circa 2,5 chili venduta a 0,99 euro al chilo vale 2,475 euro per il consumatore, mentre, a fronte di questo prezzo, per una cassetta incidono 0,75 euro per l’uva, considerando un valore di 0,30 euro al chilo, 0,40 euro per il cartoncino, 0,10 euro per la copertina, 0,05 euro tra etichetta, pedana e reggia, 0,35 euro per il trasporto, 0,09 euro per la quota di fine anno, 0,50 euro per il lavoro di raccolta, calcolato sulla base di 0,20 euro al chilo, e circa 0,10 euro di Iva.
Il quadro evidenzia quanto sia ridotto lo spazio economico disponibile lungo la filiera – denuncia Coldiretti Puglia – e quanto una promozione a 0,99 euro al chilo possa comprimere il valore riconosciuto al prodotto agricolo, con il prezzo all’origine schiacciato nell’ordine di 0,30-0,40 euro al chilo.
La trasformazione varietale rappresenta uno dei punti di forza della viticoltura da tavola pugliese, che negli anni ha investito sulla qualità, sulla diversificazione e sull’innovazione per rispondere alle esigenze dei mercati nazionali ed esteri. La crescita delle varietà apirene consente inoltre di intercettare nuove fasce di consumatori, in particolare giovani e famiglie con bambini, grazie alla maggiore praticità di consumo. E proprio sui mercati internazionali l’uva da tavola italiana continua a segnare risultati importanti, con la campagna 2025 che si è chiusa con un export nazionale vicino al miliardo di euro, pari a 973 milioni, e con la Puglia protagonista, da cui proviene circa il 60% dell’uva italiana destinata ai mercati esteri. La regione garantisce inoltre una lunga continuità dell’offerta, coprendo con le proprie produzioni una parte significativa della stagione commerciale fino all’inizio dell’inverno.
Un risultato che dimostra la forza del sistema produttivo pugliese, ma che – sottolinea Coldiretti Puglia – deve tradursi anche in maggiore valore per le aziende agricole. La qualità, la specializzazione varietale, gli investimenti, l’innovazione e il lavoro necessario per produrre uva da tavola di alto livello non possono essere schiacciati da dinamiche commerciali che scaricano il peso della concorrenza esclusivamente sull’anello più debole della filiera.
Per Coldiretti Puglia serve un cambio di passo nei rapporti di filiera, perché non è accettabile che la leva promozionale della grande distribuzione finisca per scaricare sul reddito degli agricoltori il peso della competizione commerciale. Il prezzo riconosciuto all’origine deve essere costruito tenendo conto dei reali costi sostenuti dalle imprese agricole e garantire una remunerazione adeguata del lavoro, degli investimenti e del rischio d’impresa.
Coldiretti Puglia chiede quindi maggiore trasparenza nella formazione del prezzo, controlli più incisivi sulle pratiche commerciali sleali e un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori della filiera. L’uva da tavola pugliese non può essere utilizzata come semplice prodotto civetta: la competitività non si costruisce schiacciando il prezzo all’origine, ma garantendo all’agricoltore un prezzo equo e capace di coprire i costi di produzione e riconoscere il valore del suo lavoro.





