Rai Scuola lascia il canale 57: arriva “Italiana”. E scoppia la polemica

Un passaggio di testimone destinato a far discutere a lungo: dal prossimo 1° ottobre lo storico canale della didattica pubblica, Rai Scuola, abbandonerà definitivamente il canale 57 del digitale terrestre, avviandosi, come dichiara la divulgatrice Silvia Bencivelli, alla chiusura.
Al suo posto, farà il suo esordio Italiana, uno spazio televisivo interamente incentrato sul racconto dei territori e dell’identità nazionale. La novità, comunicata dai vertici Rai in un comunicato, ha immediatamente innescato un’accesa polemica tra gli addetti ai lavori e il pubblico dei telespettatori.
La storia della televisione scolastica italiana vanta un cammino lunghissimo, come ricorda sui social Silvia Bencivelli: le prime trasmissioni didattiche risalgono addirittura al 1964, nate grazie a una convenzione tra la Rai e il Ministero dell’Istruzione che è rimasta in vigore per mezzo secolo, fino al 2014; la denominazione attuale di Rai Scuola è nata invece nel 2009.
Negli anni, tuttavia, il canale ha dovuto fare i conti con un progressivo taglio delle risorse economiche. Questa scarsità di investimenti ha comportato una drastica riduzione delle nuove produzioni, costringendo il palinsesto a fare affidamento su una quota sempre più massiccia di repliche.
Oltre 11mila firme raccolte in ventiquattr’ore
La reazione degli utenti non si è fatta attendere: una petizione lanciata su Change.org ha raccolto in pochissimo tempo un totale di oltre 11mila adesioni. I firmatari esprimono forte preoccupazione per il destino del servizio pubblico nel nostro Paese: “La cultura e il sapere di un Paese civile, – si legge nel testo allegato alla petizione – non si svendono alle logiche di mercato o ai desideri politici di parte”.
Cosa vedremo nel palinsesto di “Italiana”
La nuova emittente si presenterà con un intento editoriale radicalmente diverso da quello didattico. La televisione di Stato ha descritto il progetto come un “racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia”. All’interno dei nuovi programmi troveranno spazio la valorizzazione dei piccoli borghi, l’artigianato locale, l’enogastronomia, le imprese, la tutela dell’ambiente, il turismo e le tradizioni popolari.
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