Marche

i 45 ex lavoratori si sono appellati alla Legge Pinto, dovrà risarcirli il Ministero

SENIGALLIA Il Ministero della Giustizia ha condannato a risarcire 45 ex lavoratori rimasti intrappolati per un decennio nelle maglie di un fallimento infinito. Lentezza che ha portato la sezione civile della Corte d’Appello di Ancona a condannare lo Stato. A guidare la class-action, sotto forma di ricorsi riuniti, è stata l’avvocatessa Maria Giulia Vichi. La vicenda tra origine dalle ceneri del fallimento di un’impresa informatica dichiarato dal Tribunale di Ancona nel giugno del 2016 e chiuso definitivamente a fine 2025.

L’iter in salita

Un’odissea burocratica durata quasi dieci anni, durante la quale decine di ex dipendenti, residenti in vari comuni soprattutto della Vallesina, hanno dovuto attendere tempi biblici per vedere riconosciuti i crediti relativi al lavoro svolto e non retribuito. Somme ingenti per ciascuno fino a un massimo di quasi 190mila euro. Di fronte a questa paralisi, l’avvocatessa senigalliese ha invocato la Legge Pinto, una norma che tutela i cittadini sulla durata dei processi, dimostrando come la procedura avesse ampiamente sforato il tetto massimo dei sei anni considerato ragionevole dalla legge.

La Corte d’Appello di Ancona, accorpando ben 15 diversi procedimenti in un unico maxi-faldone, per evitare inutili sprechi di denaro pubblico e velocizzare la decisione, ha quindi condannato il Ministero a pagare un indennizzo a titolo di equa riparazione per il danno non patrimoniale subito. Per la precisione, il giudice ha liquidato 400 euro per ogni anno di ingiustificato ritardo: la stragrande maggioranza dei lavoratori riceverà un assegno da 1.200 euro ciascuno, mentre per un altro gruppo, la cui attesa è stata minore, l’indennizzo sarà di 800 euro a testa. Restano fuori, invece, gli eredi di due ex dipendenti deceduti durante la lunghissima attesa.

La loro domanda, infatti, è stata respinta poiché, al momento della morte dei congiunti, il termine dei sei anni, fissati come ragionevoli dalla normativa, non era stato ancora superato. Per loro quindi nessun rimborso. La Corte d’Appello ha, infine, premiato l’efficienza della difesa. Nel liquidare le spese di giudizio a carico del Ministero, pari a 2.500 euro di compensi più accessori, è stata applicata una speciale maggiorazione del 30%, prevista dalla legge, per premiare l’utilizzo di collegamenti ipertestuali nell’atto da parte dello studio legale senigalliese. Si tratta di link che hanno consentito al giudice di consultare più velocemente la documentazione risparmiando tempo. Una difesa all’avanguardia che, ironia della sorte, ha battuto lo Stato proprio sul terreno della modernità e della rapidità.




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