Friuli Venezia Giulia

tra gli affari anche il traffico di migranti, Tarvisio e Gorizia i valichi preferiti


I lettori più attenti si ricorderanno di una tra le ultime operazioni portate avanti dalla Procura di Trieste in merito al traffico di clandestini di nazionalità cinese, gestito da una donna soprannominata Mela e da alcuni sodali provenienti dall’area balcanica. Un triangolo che collegava i Balcani alla nostra regione e al vicino Veneto, con sullo sfondo l’onnipresente Prato. Questa mattina la Direzione distrettuale antimafia di Firenze ha emesso una sfilza di misure cautelari che hanno coinvolto, su tutto il territorio nazionale, 41 persone di nazionalità italiana, cinese e albanese. 

L’indagine

L’indagine ipotizza i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata a riciclaggio di proventi della droga, l’abusiva attività bancaria, l’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti e quella finalizzata al favorire l’ingresso illegale in Italia di cittadini cinesi. Diciassette le custodie cautelari in carcere, 16 agli arresti domiciliari, otto obblighi di presentazione. A tutto ciò si aggiunge un sequestro di oltre 60 milioni di euro, nei confronti di 27 indagati. 

Fino in Romania per prendere i migranti cinesi: ecco come funzionava il business

Il gruppo era comandato da un cittadino cinese residente a Prato e che per almeno cinque anni, a partire dal 2021, ha permesso alla mafia albanese, oltre che alla ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita, di effettuare pagamenti internazionali dei carichi di droga “senza la necessità di ricorrere ad alcuna movimentazione fisica del denaro” tramite il sistema di origine islamica “Hawala”. Al netto della vasta operazione che ha permesso di ipotizzare come la banca clandestina fosse capace di movimentare tra gli 80 e i 100 milioni di euro l’anno, per almeno tre anni, il collegamento tra i recenti fatti in Friuli Venezia Giulia e quelli diffusi dalla questura di Prato tratteggia dettagli non trascurabili sul territorio regionale. 

Dalla Serbia all’Ungheria, poi l’entrata in Italia

Chi faceva parte della banca illegale di Prato, infatti, gestiva parallelamente anche un traffico di nuovi schiavi da far entrare in Italia. Per farlo, sulla scia di quanto emerso nell’indagine che aveva incastrato Mela e di cui avevamo raccontato i retroscena in questo approfondimento, l’organizzazione era particolarmente precisa. I cinesi venivano fatti arrivare in Serbia e da Belgrado, dove alloggiavano in alberghi gestiti da connazionali, venivano trasportati fino in Ungheria, “costretti anche ad attraversare alcuni tratti di montagna a piedi”. Da qui, una volta recuperati dagli stessi sodali o trafficanti parte della catena criminale, venivano portati in Italia attraverso la Slovenia e varcando il confine di Stato tra i due Paesi. Stando a quanto si apprende, i valichi maggiormente interessati erano quelli di Tarvisio e Sant’Andrea, in provincia di Gorizia. 

Tra le destinazioni finali, oltre a Prato e Torino, anche Sommacampagna, località nel Veronese. Per ogni migrante cinese il guadagno era enorme: si parla di almeno 9.500 euro a testa. 

Ecco come i soldi del traffico di esseri umani passavano su WeChat e Alipay

Già nel 2023 la guardia di finanza, sempre in quel di Prato, aveva scoperto un giro di affari legato a banche clandestine che gestivano flussi di denaro attraverso due canali: WeChat e Alipay, gli stessi strumenti che venivano utilizzati da Mela e gli altri, nell’indagine portata avanti dalla Procura giuliana.

 


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