Elettrico, idrogeno e hi-tech con la transizione energetica nuovi rischi per la sicurezza

La sicurezza industriale riparte da Torino, che fino a mercoledì ospita al Centro Congressi Lingotto la Cisap Fex 2026 — Safety and Accident Prevention and Fire Explosion Conference. Si tratta del principale appuntamento scientifico internazionale dedicato alla prevenzione degli incidenti industriali, degli incendi e delle esplosioni ed è organizzato da Aidic, l’associazione italiana di ingegneria chimica.
La dodicesima edizione della conferenza (organizzata ogni due anni) affronterà un tema emergente quando si parla di sicurezza: l’interconnessione con la resilienza energetica e la tutela ambientale.
Agli scenari di rischio classici oggi si aggiungono quelli degli impianti a idrogeno, dei sistemi di accumulo a batterie per le energie rinnovabili, della cyber-security industriale e degli incidenti tecnologici innescati da eventi climatici estremi (NaTech). «Il sistema della sicurezza è indipendente dal campo d’applicazione visto che ogni tipo di attività comporta un rischio — racconta Giuseppe Ricci, presidente di Aidic e direttore operativo per la trasformazione industriale di Eni — Le aziende che sono più avanzate dal punto di vista delle prestazioni, lo sono anche per il rispetto dell’ambiente e per la sicurezza. È tutta una questione di procedure organizzate e rigorose. Nel corso degli appuntamenti parleremo di come l’IA possa essere utile nel pianificare i processi di sicurezza. Non solo: oltre ad avere un’analisi più attenta dei rischi, con l’intelligenza artificiale si può favorire lo sviluppo di nuove tecnologie che ci possono aiutare a prevenire situazioni di pericolo».
Secondo l’Inail nel 2025 in Italia sono state certificate 1093 vittime sul luogo di lavoro (di cui 293 in itinere). Numeri, purtroppo, in linea con quelli del 2024 e del 2023, con rispettivamente 1090 morti e 1041. Lo scorso anno le denunce per infortunio sono state oltre 597mila, segnando un aumento dell’1,4% rispetto al periodo di rilevazione precedente. Durante l’ultimo Salone del Libro l’Inail Piemonte ha rivelato i primi dati del 2026: dal 1° gennaio al 31 marzo gli infortuni, solo sul territorio piemontese, sono stati poco meno di 9mila, quasi 2mila lungo il percorso casa-lavoro. Mentre 23 sono stati gli incidenti mortali ad aprile 2026, secondo l’Osservatorio sicurezza e ambiente Vega. Un calo dell’11,5% rispetto allo scorso quadrimestre, ma che comunque condanna il Piemonte a un cartellino arancione. Il 2025 per la regione si era chiuso con 65 vittime, soprattutto nel campo manifatturiero.
I settori locali di automotive, aerospazio e logistica avanzata sono comparti che si stanno evolvendo anche in ottica green. La richiesta di un continuo aggiornamento su competenze e procedure è la prassi, ma per togliere la “maglia nera” le realtà piemontesi devono fare uno sforzo in più. «Tecnologia e competenze sono mezzi, ma a monte c’è la cultura — continua Ricci — Si possono anche avere gli strumenti migliori, ma se il capo dell’azienda ha un’attenzione superficiale verso le procedure o l’analisi dei rischi, non si va da nessuna parte. Alle imprese che lavorano per Eni chiediamo un investimento sulla cultura della sicurezza. Noi poi misuriamo le loro performance in quest’ambito attraverso una serie di indicatori come le denunce delle situazioni di pericolo. Se gli stessi dipendenti non se ne accorgono o non si fermano, significa che il loro datore di lavoro guarda troppo alla produttività e troppo poco alla cultura della sicurezza».
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