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Renzi alleato? Una strategia per logorare il Movimento 5 stelle. Facciamo saltare il banco

di Patrizia Cardellini

Sono un’elettrice e iscritta al M5S, e mi rivolgo soprattutto agli elettori delusi del Movimento, oggi stanchi e disorientati. A mio avviso, l’eventuale ingresso di Matteo Renzi nella coalizione anti destra alle prossime elezioni non è solo una questione di mera aritmetica elettorale, ma una mossa tattica perfettamente in linea con i desideri dell’establishment economico e finanziario: contenere il M5S e ridurne il peso politico. Quel 2% che Renzi porterebbe al cosiddetto “Campo Largo” non compenserebbe la perdita di consensi che la sua presenza provocherebbe tra gli elettori del Movimento.

Già per molti di noi è difficile accettare l’alleanza col Pd, resa necessaria da una legge elettorale pensata per favorire le coalizioni e penalizzare forze non allineate. Quello schema, che non riuscì a estromettere il M5S nel 2018, ha però accompagnato la consegna del Paese alla destra guidata da Giorgia Meloni nel 2022. Oggi la strategia non è più cancellare il Movimento, ma logorarlo dall’interno, tenendolo debole in una coalizione in cui, se il M5S non si adeguasse, sarebbe sempre pronta un’altra stampella centrista. Per riuscirci è fondamentale mantenere alta l’astensione: il grande serbatoio dei delusi. E chi meglio di un ticket PD–Renzi può spingere molti a voltare le spalle alle urne?

Eppure un M5S forte ha già mostrato di poter incidere davvero. Il Governo Conte I, nato dall’alleanza con la Lega, è stato, a mio giudizio, il miglior governo degli ultimi decenni: in un solo anno ha introdotto misure simbolo come Reddito di cittadinanza, Decreto Dignità e legge Spazzacorrotti, puntando su giustizia sociale e lotta a disuguaglianze e corruzione. Per questo mi riesce ancora incomprensibile che un partito che governa e realizza gran parte del proprio programma riesca, nello stesso periodo, a dimezzare il proprio consenso: segno di un elettorato forse più autolesionista che esigente.

Giuseppe Conte ha dato prova di serietà: studia i dossier, evita l’ipercomunicazione, si assume responsabilità anche impopolari. Ha guidato due governi diversissimi, fino all’emergenza pandemica, cercando nel secondo di tenere insieme misure urgenti e tutele sociali, spesso in conflitto con chi oggi si propone come garante di responsabilità e stabilità. Molti provvedimenti bandiera del M5S – dal Reddito al Superbonus, fino agli strumenti contro il precariato – sono stati letti come scelte redistributive, incompatibili con una politica ridotta a mera contabilità del presente.

Sono convinta che Conte abbia incontrato più ostacoli governando col Pd che con la Lega: fatico a immaginare i democratici pronti a sostenere davvero il Decreto Dignità, un Reddito strutturale o la Spazzacorrotti, anche perché su tutti e tre questi provvedimenti votarono contro. Ogni volta che il Movimento ha cercato di difendere queste scelte, si è trovato isolato, sotto attacco mediatico e politico. Come la caduta del Governo Conte II, per mano di Renzi come esecutore ma per volontà di altri mandanti che volevano impedire a Conte di gestire il Pnrr.

Da qui la mia preoccupazione per chi, oggi, pensa di non votare perché nella coalizione ci sono il Pd o Renzi: l’astensione, per disgusto verso questi soggetti, finisce col favorire proprio loro e quell’establishment che considera il M5S “pericoloso” e ne auspica l’irrilevanza oggi e la scomparsa in futuro.

Se dovesse prevalere il Campo Largo, il Paese resterebbe in mano a una coalizione a trazione Pd, e prevarrebbero le politiche neoliberiste. Se invece continuerà a governare la destra, con una legge elettorale cucita su misura, rischiamo di vedere indeboliti gli equilibri costituzionali fino a consentire riforme profonde, senza neanche il ricorso all’esito referendario, aprendo scenari oggi inimmaginabili. Per questo dico agli elettori delusi: non regalate la vittoria a chi volete contrastare. Se davvero vogliamo “far saltare il banco”, come nel 2018, la via non è il rancore silenzioso, ma il gesto più semplice e rivoluzionario che abbiamo: ANDARE A VOTARE IN MASSA.

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