UNICAL VOICE – “Porco Rosso”, un grido contro il fascismo
Porco Rosso è un film di Hayao Miyazaki ambientato nell’Adriatico tra gli anni ’20 e ’30, in cui Marco Pagot, trasformato in maiale, vive di avventure come cacciatore di pirati e simbolo di libertà contro il fascismo.
«Piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale» è una delle frasi che più tappezzano l’area social nella giornata del 25 Aprile, anniversario della liberazione d’Italia dal nazifascismo. Ma, forse, non tutti ne conoscono la provenienza. È Porco Rosso, protagonista dell’omonimo film diretto da Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli (1992), a pronunciare quelle parole. Marco Pagot – la sua vera identità – è un ex asso dell’aviazione navale italiana che, a seguito di un attacco durante la Prima Guerra mondiale, sperimenta un’esperienza premorte dove assiste alla perdita dei suoi compagni e anche delle sue sembianze umane.
Una maledizione autoimposta per molti che cela, sotto quelle fattezze di animale antropomorfo, il senso di colpa per non aver abbracciato lo stesso destino della squadriglia e per la sua totale disillusione dall’umanità. Eppure, non è solo il suo aspetto a caratterizzarlo. Porco rifiuta con fermezza l’adesione al partito fascista italiano e sposa, piuttosto, l’idea di vivere come cacciatore di taglie a bordo del suo idrovolante vermiglio.
PORCO ROSSO, L’INVITO AD ANDARE CONTROCORRENTE
È un ricercato, si, ma è libero di volare con le sue ali senza dipendere da un’ideologia che non gli appartiene. Qui, il dettaglio interessante sta nel ritratto del fascismo portato in scena da Miyazaki: non c’è serietà. Tutti i personaggi aderenti al partito sono goffi, comici senza volerlo, quasi sciocchi. Il creatore sceglie di combatterlo ridicolizzandolo. Non necessita di un monologo che provi l’errore dietro l’oppressione o dietro la guerra. Invita a perseguire la propria strada andando anche controcorrente. Come Porco. O come Fio.
La ragazzina diciassettenne, nipote del signor Piccolo nonché proprietario dell’omonima azienda di Milano, aiuta nella riparazione del suo velivolo abbattuto dopo lo scontro con Curtis. Suscita scetticismo poiché giovane e, soprattutto, donna. Ma è lo stesso Porco a ricredersi. Fio incarna determinazione e coraggio. Qualcosa che spinge il protagonista a riscoprire fiducia nel futuro. O, forse, è l’innocenza del bacio che la stessa gli dona convinta di spezzare il maleficio. E, come per La principessa e il ranocchio, funziona.
A suggerirlo è la scommessa vinta dalla donna amata da Marco Pagot, Gina: il suo idrovolante è parcheggiato nel giardino della sua villa. Ha messo da parte l’odio per far spazio all’amore. Porco Rosso ritorna al cinema il 25 Aprile 2026 per ricordarci che, seppur la possibilità della sua visione duri ventiquattro ore, il grido alla libertà contro ogni forma di oppressione dovrebbe durare una vita intera.
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