Trentino Alto Adige/Suedtirol

Salvarono un’alpinista ferita: tre medaglie d’oro al merito civile per l’Aves Altair – Bolzano



BOLZANO. Non sono più gli anni Settanta, quando gli unici a effettuare i primi pionieristici soccorsi in montagna in Dolomiti erano i piloti dell’aviazione leggera dell’esercito, dapprima limitandosi a trasportare in quota le squadre di soccorso, poi cominciando a recuperare i feriti, soprattutto in hovering, con un solo pattino appoggiato alla roccia. Epperò, ancora al giorno d’oggi, con quattro elicotteri in servizio solo in Alto Adige, di cui uno specializzato in soccorso alpino, quando serve i militari sono i primi a mettersi a disposizione, non poche volte rischiando anche in prima persona. È il caso degli uomini che oggi verranno insigniti all’Aquila della medaglia d’oro al merito civile per un soccorso effettuato nella zona delle Tre Cime di Lavaredo.

Il 21 agosto 2017, in uno degli scenari montani più iconici e al tempo stesso insidiosi delle Dolomiti, le Tre Cime di Lavaredo, un equipaggio del quarto Reggimento Aves Altair di stanza a Bolzano portò a termine una missione notturna che oggi viene riconosciuta come esempio straordinario di coraggio, professionalità e spirito di servizio. Per l’eccezionale condotta dimostrata durante quella missione, l’equipaggio – su proposta del Commissariato del Governo di Bolzano – è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile, una delle più alte onorificenze dello Stato italiano. La cerimonia si è tenuta ieri, 5 maggio,  in occasione della Festa dell’Esercito,  nella città dell’Aquila. Quella notte, le condizioni ambientali erano particolarmente difficili: 9000 piedi di quota, in parete, prossimi ai limiti di prestazione dell’elicottero. L’intervento si rese necessario per il recupero di una scalatrice francese in grave difficoltà rimasta appesa e priva di conoscenza con il bacino fratturato ed emorragie interne, dove un normale soccorso via terra, o l’attesa di un recupero con l’elicottero civile alla luce del giorno, avrebbero chiesto tempi incompatibili con l’urgenza della situazione.

L’elicottero dell’Altair fu chiamato a operare in un contesto al limite delle capacità tecniche e operative che avevano richiesto l’utilizzo per tutta la missione dei sistemi di visione notturna che a quel tempo erano disponibili solo all’assetto del reggimento. L’equipaggio – composto dal colonnello Pier Luigi Verdecchia (comandante del reggimento e dell’aeromobile), il primo luogotenente Guido Semola (primo pilota) e il graduato aiutante Antonio Lucciola (operatore di bordo) riuscì a mantenere il velivolo in assetto stabile in uno spazio ristretto nella prossimità della parrete rocciosa esposta a turbolenze improvvise, consentendo così il recupero della scalatrice ferita tramite verricello. La riuscita dell’operazione fu il risultato di una perfetta sinergia tra piloti, operatore di bordo e il soccorritore del Corpo nazionale del Soccorso alpino di Auronzo di Cadore Michele Zandegiacomo. Ogni fase fu eseguita con attenzione chirurgica e rapidità, e finalizzata a ridurre al minimo i rischi per soccorritore e per la persona da salvare. In condizioni in cui anche un minimo errore avrebbe potuto avere conseguenze tragiche, l’equipaggio operò con una lucidità esemplare.




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