Calabria

I matrimoni di ‘ndrangheta studiati dall’Università Milano-Bicocca: ecco il ruolo che hanno nel tenere assieme i clan

I matrimoni nella ‘Ndrangheta non sono solo alleanze tra famiglie, ma un vero e proprio meccanismo di tenuta dell’intera struttura criminale. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Milano-Bicocca che mette in discussione alcune delle letture consolidate sul funzionamento interno dell’organizzazione calabrese. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica PLOS One, porta la firma dei professori Maurizio Catino, Alberto Aziani e della ricercatrice Sara Rocchi.

Il lavoro, intitolato “Marrying for Power: Gendered Alliances in Mafias”, ha analizzato 770 alleanze interfamiliari e 906 matrimoni tra 623 ‘ndrine, i nuclei fondamentali della struttura mafiosa. Attraverso strumenti di analisi delle reti sociali, gli studiosi hanno ricostruito la mappa dei legami matrimoniali, evidenziando un sistema molto più complesso di quanto si pensasse.

Le famiglie più potenti occupano posizioni centrali e hanno numerosi collegamenti diretti, ma non sono quelle che risultano decisive per la stabilità complessiva della rete. Il dato più significativo riguarda infatti i clan meno influenti: le loro alleanze matrimoniali, spesso considerate marginali, risultano invece fondamentali per mantenere coesa l’intera struttura.

Le simulazioni condotte dai ricercatori mostrano che l’interruzione di questi legami periferici ha un impatto molto più forte sulla rete rispetto alla rottura dei rapporti tra i gruppi di vertice. In altre parole, la resilienza della ‘Ndrangheta non dipenderebbe solo dai suoi centri di potere, ma da una fitta trama di relazioni diffuse e meno visibili, che svolgono una funzione di “collante” dell’intero sistema.

Lo studio definisce i matrimoni come una sorta di “tecnologia organizzativa”, utile a consolidare alleanze, trasmettere regole interne e rafforzare la continuità generazionale. Un dispositivo che si inserisce in una struttura profondamente patriarcale, dove le donne vengono spesso utilizzate come strumento di collegamento tra clan. Per gli autori, questo meccanismo contribuisce anche alla straordinaria capacità dell’organizzazione di resistere alle pressioni esterne e alla collaborazione con la giustizia, proprio perché intreccia legami criminali e legami familiari difficilmente recidibili. Il risultato è un sistema in cui la forza non si concentra solo ai vertici, ma si distribuisce lungo una rete diffusa, capace di restare stabile anche quando i nodi principali vengono colpiti.


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