perdite per mezzo milione e obiettivi sanitari non raggiunti
ANCONA È finito al centro dello scandalo plasmagate. Per molto tempo relegato al ruolo di fratello minore del sistema sanitario regionale, il Dipartimento interaziendale di medicina trasfusionale (Dirmt) è finito ai primi punti dell’agenda di Palazzo Raffaello, che ne ha annunciato una riforma strutturale per rafforzarlo e renderlo autonomo. Un po’ come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, recita la massima. Ma meglio tardi che mai.

Dove tutto è iniziato
I problemi del Dirmt, infatti, nascono proprio da un assetto organizzativo in stile surrealista: essendo una struttura interaziendale, dipende dal Dipartimento Salute della Regione per la parte strategica, ma risponde all’ospedale di Torrette per gli obiettivi economici e sanitari. Un cortocircuito che ha contribuito ad aggravare la criticità della carenza (o gestione sbagliata, secondo la relazione della Commissione di verifica della Regione sulle 323 sacche di plasma gettate) del personale dell’Officina trasfusionale con sede a Torrette. Non a caso, l’ex direttrice del Dirmt Giuseppina Siracusa, alla guida della struttura dal 2021 al 2024 – prima che si insediasse Mauro Montanari, che si è dimesso il 20 marzo scorso – aveva proposto una riforma che prevedeva di accreditare l’Officina del sangue al di fuori del Centro trasfusionale di Torrette. Un servizio dipartimentale della Regione con una propria autonomia, insomma: cosa che avrebbe consentito all’Officina di avere un personale sanitario proprio e a tempo indeterminato.
Le criticità
Invece, come si evince dalla relazione della Commissione di verifica della Regione, le figure a tempo indeterminato sono ancora un miraggio. Prendendo ad esempio il mese di marzo – quello che ha visto concretizzarsi lo scandalo delle 323 sacche di plasma gettate via – il documento fa notare come delle otto unità assegnate all’Officina, tre (di cui una in formazione) fossero a tempo determinato, una a orario ridotto e una part-time (18 ore settimanali). In una situazione già critica, si inserisce anche una decisione su cui i commissari hanno posto alcuni interrogativi: «Con riferimento al personale in turno in Officina trasfusionale – evidenzia la relazione – vengono concesse ferie nel periodo dal 5 marzo al 7 marzo, dal 13 marzo al 18 marzo, dal 20 marzo al 23 marzo e dal 25 marzo al 28 marzo, per 16 giorni di ferie complessivi nel mese. In definitiva risultano assegnate in quel mese all’Officina trasfusionale otto unità, complessivamente inferiori, quindi, allo standard».
I nodi mai sciolti
Gestione sbagliata delle risorse – come eccepito anche dal Centro nazionale sangue – ma pure una carenza cronica che viene denunciata dal 2024. Il consigliere del Pd Antonio Mastrovincenzo già allora presentava un’interrogazione all’allora assessore alla Sanità Saltamartini per incalzare la Regione a fare qualcosa. Nel frattempo, poco o nulla è cambiato: e in quella torre d’avorio dell’Officina trasfusionale, lasciata praticamente all’autogestione, si sono create le condizioni per uno scandalo come quello delle 323 sacche. Le eventuali responsabilità le stabiliranno la Procura e la Corte dei Conti, ma la falla nel sistema è evidente e va sanata. Il Dirmt, così com’è, non funziona.
Le conseguenze
Lo dimostra anche il Bilancio di esercizio 2025 dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche.
Dal documento emerge come ci sia stato uno scostamento dall’obiettivo economico cristallizzato in una perdita di 557.534 euro. Ed anche diversi obiettivi sanitari non sono stati raggiunti: dalla produzione di globuli rossi, alle unità di sangue trasfuse (45.6 unità per 1000 abitanti, mentre nel 2024 ne sono state 46.02). «L’obiettivo di raccolta sangue intero e la conseguente produzione di globuli rossi definito nel programma di autosufficienza nazionale del sangue e dei suoi prodotti per l’anno 2025 prevedeva la produzione di 75.500 unità di emazie ed il dato effettivo di produzione è stato di 74.116 (-0,98%)», si legge nel documento. Al netto del plasmagate, è proprio il dipartimento a dover essere ripensato.




