Oggi “Here and There” di Elton John compie 50 anni

Nonostante sia un performer fuori dal comune, Elton John ha pubblicato ben pochi dischi dal vivo.
Il più significativo, quello che davvero rappresenta la sua straordinarietà sul palco e come autore, è “Here And There”.
Edito nel 1976 e poi (molto) opportunamente integrato a metà anni ’90, “Here And There” coglie Elton John al massimo del suo splendore e porta con sé un po’ di storie interessanti.
Fu pubblicato come adempimento all’ultima obbligazione contrattuale dovuta alla DJM Records e il titolo si deve al fatto che raccoglie due concerti, uno per ogni sponda dell’Atlantico, catturate a sei mesi di distanza.
Prima l’esibizione alla Royal Festival Hall. È il maggio del 1974 e l’occasione è un concerto di beneficienza, col pubblico di questi eventi londinesi: altolocato, generalmente composto, c’è anche la Principessa Margaret in platea.
Elton John inizia da solo, premette di voler cominciare ripercorrendo un po’ la sua storia, quindi attacca “Skyline Pigeon” dal debutto “Empty Sky “(1969), subito molto intensa.
Salgono sul palco i membri della band e si passa al successivo capitolo, “Elton John” (1970); è l’album che lo aveva fatto conoscere, quello con “Your Song”, che però verrà dopo perché ora vengono ripescate da lì “The Border Song” e (soprattutto) “Take Me To The Pilot” – quest’ultima compare anche sulla seconda performance immortalata in “Here And There” e (spoiler) il contrasto è evidente.
Da “Tumbleweed Connection” (ancora 1970) vengono “Love Song”, a lungo rimasto l’unico brano non firmato né da Bernie Taupin né da Elton John a finire su un disco di quest’ultimo (i crediti vanno a Lesley Duncan, autrice che non arrivò mai al pubblico che avrebbe meritato), e “Country Comfort,” che è il vero primo highlight di “Here And There” – il volume degli applausi sale deciso.
Il ritmo si alza e il pubblico si scalda: “Bad Side Of The Moon” e “Burn Down The Mission” sono il ponte meraviglioso che porta alla seconda metà del concerto, aperta da “Honky Cat” e resa esplosiva da una versione di “Crocodile Rock” che è facile scommettere abbia fatto almeno rimbalzare le persone sui seggiolini.
Elton John rallenta ancora – con “Candle In The Wind” e “Your Song” – poi la chiude lì con “Saturday Night’s Alright For Fighting”, uno di quei brani che onestamente lo rendono la cosa più eccitante vista vicina ad un pianoforte dopo Little Richard e Jerry Lee Lewis, e il pubblico a quel punto non si tiene più (ma ci è voluto un intero set).
L’esibizione di New York risale al successivo 28 novembre. A prescindere dal fatto che coincide con la sera del giorno del Ringraziamento di quell’anno, è una festa dall’inizio alla fine.
La gente del Madison Square Garden non si contiene e non ne ha nemmeno motivo. Elton John parte aggressivo, “Funeral For A Friend / Love Lies Bleeding” sono undici minuti sudatissimi che indirizzano chiaramente la serata, con “Rocket Man” che fa lievitare tutti i piani del palazzo e “Take Me To The Pilot” quasi incazzata. Persino “Daniel” ha più swing del normale, anche perché la backing band gira in modo ultraterreno.
Poi si potrebbe dire delle mossette di “You’re So Static”, dell’ovazione che accoglie “Don’t Let The Sun Go Down On Me”, della chiusura con “The Bitch Is Back”. Ma la verità è che quella sera è nella memoria collettiva della pop music per un motivo diverso e ben specifico.
Ad un certo punto Elton John introduce un ospite, uno che averlo lì «è un grande privilegio, un grande privilegio anche per voi», ed è allora che John Lennon si materializza sul palco. Rimarrà la sua ultima ultima volta davanti ad un pubblico, proprio in quel luogo dove due anni prima aveva tenuto il suo ultimo concerto di sempre.
Lennon aveva detto all’amico Elton: «se Whatever Gets You Thru The Night arriva in cima alla classifica, salgo sul palco con te», e mantenne la promessa.
Suonano, appunto, il frutto della loro collaborazione (dopo anni di Lennon lontano dalla vetta, “Whatever Gets You Thru The Night” era arrivata al numero uno), segue “Lucy In The Sky With Diamonds” e poi i fortunati astanti si ritrovano in un attimo all’inizio della storia quando i due attaccano irresistibile “I Saw Her Standing There”.
Quella sera, sceso dal palco, John Lennon si riconcilia con Yoko Ono: è la fine ufficiale del suo lost weekend. Il resto, come si dice in questi casi, è storia.
Per molti versi, “Here And There” è la testimonianza definitiva della grandezza di Elton John. Siamo giusto a metà degli anni ’70 e lui ha già scritto pagine che stanno a buon titolo accanto a quelle dei suoi idoli e modelli; ha sedotto le folle, le ha commosse, le ha fatte saltare in piedi e ballare. È un giovane uomo che ha sfidato il mondo armato di un paio di occhiali ed un pianoforte, vincendo a mani basse.
Pubblicazione: 30 aprile 1976
Durata: 54:08
Dischi: 1 (LP 1976, CD), 2 (CD 1996)
Tracce: 9 (LP 1976, CD), 25 (CD 1996)
Genere: Rock, Pop rock, Glam rock
Etichetta: DJM Records, MCA Records negli Stati Uniti e in Canada
Produttore: Gus Dudgeon
Registrazione: Here
Royal Festival Hall, Londra, 18 maggio 1974
There
Madison Square Garden, New York City, 28 novembre 1974
Tracklist:
Disc one – “Here”
- Skyline Pigeon
- Border Song
- Take Me to the Pilot
- Country Comfort
- Love Song (with Lesley Duncan) (Duncan)
- Bad Side of the Moon
- Burn Down the Mission
- Honky Cat
- Crocodile Rock
- Candle in the Wind
- Your Song6
- Saturday Night’s Alright for Fighting
Disc two – “There”
- Funeral for a Friend/Love Lies Bleeding
- Rocket Man (I Think It’s Going to Be a Long, Long Time)
- Take Me to the Pilot
- Bennie and the Jets
- Grey Seal
- Daniel
- You’re So Static
- Whatever Gets You thru the Night (with John Lennon)
- Lucy in the Sky with Diamonds (with John Lennon)
- I Saw Her Standing There (with John Lennon)
- Don’t Let the Sun Go Down on Me
- Your Song
- The Bitch Is Back
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