ha confessato l’amico Samuele Donadello

L’omicidio di Brusegana è giunto oggi 22 aprile ad una svolta. La notizia era già nell’aria da ieri quando Samuele Donadello 47 anni amico della vittima si è presentato negli uffici della Questura di Padova accompagnato dal suo avvocato. Davanti agli investigatori della Squadra Mobile e al pubblico ministero titolare del fascicolo di indagine ha ammesso le proprie responsabilità. «Ho ucciso io Marco Cossi in via Isonzo nella notte tra il 19 e il 20 aprile».
La scelta di Donadello, consigliato dal suo legale, di presentarsi spontaneamente alle forze dell’ordine, in un certo senso gli ha evitato il fermo di polizia giudiziaria, venendo meno il rischio di inquinamento delle prove e del pericolo di fuga. Per ovvi motivi, pur essendo l’uomo a piede libero, alla luce della gravità del capo d’accusa, è probabile che già nelle prossime ore a suo carico la Procura possa chiedere la misura restrittiva del carcere. E’ giusto sottolineare che sin dalle prime battute investigative i poliziotti della Squadra Mobile coordinati dal vicequestore Immacolata Benvenuto avevano chiaro che vittima e assassino si conoscevano e il cerchio si era ormai ristretto.
Il giallo sull’omicidio al momento rimane: gli investigatori stanno tentando di scoprire il movente. Nelle dieci ore di interrogatorio nelle quali il quarantasettenne è stato sottoposto non sarebbero ancora emersi dettagli tali da cristallizzare le cause che lo hanno portato ad accanirsi sul corpo dell’amico Marco Cossi con almeno quindici fendenti che hanno provocato la morte per dissanguamento. Un omicidio di rara crudeltà quello che si è consumato nella zona appartata di Brusegana. Lo dimostrano i fendenti che hanno colpito la vittima anche al volto oltre al tronco. Non viene esclusa al momento né l’ipotesi di una questione economica, ma anche sentimentale alla luce del delitto. Marco Cossi, dopo le prime coltellate ha tentato di difendersi con tutte le sue forze dalla furia omicida dell’amico. Lo dimostrano le ferite da difesa rinvenute sulle sue braccia e le sue mani. Quando i soccorritori l’hanno trovato il suo cuore batteva ancora, ma le ferite che gli sono state inferte, di fatto non gli hanno dato scampo.
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