Liguria

“Una rete sociale contro la marginalità”, la consulta carcere-città presentata a Tursi

Genova. Si è tenuta oggi, in commissione consiliare a palazzo Tursi, la presentazione ufficiale della consulta carcere-città, un organismo cittadino voluto e realizzata dall’assessora al Welfare Cristina Lodi. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: trasformare il rapporto tra il sistema penitenziario e il tessuto urbano, lavorando sulla presa in carico della persona non solo durante la detenzione, ma soprattutto nel delicato momento del ritorno alla libertà.

L’obiettivo primario della consulta è quello di creare una connessione strutturata tra il “dentro” e il “fuori”, agendo prima che la pena termini per evitare che il ritorno in libertà coincida con la caduta nell’invisibilità. “Il comune intende assumere il ruolo di protagonista della ricostruzione di un rapporto strutturato, creando una rete con carattere di stabilità atta anche a prevenire tutte le violazioni – ha sottolineato Lodi – Per noi la violazione non è solo un tema di sicurezza, ma anche la violazione dei diritti delle persone, delle donne e degli uomini che sono in carcere.”

Per rendere operativa questa visione, la consulta si articolerà in diversi sottotavoli tematici, ciascuno presieduto dall’assessore di riferimento. Il primo e fondamentale ambito di intervento riguarda il lavoro e la formazione, pilastri indispensabili per il contrasto alla recidiva. Su questo fronte, l’assessora ha annunciato una presa di posizione forte da parte dell’ente pubblico, che intende dare l’esempio nella gestione dei percorsi di semilibertà: “Abbiamo fatto nostre le istanze per essere il comune protagonista dell’applicazione dell’articolo 21. Sono articoli molto delicati, deve esistere una grande collaborazione. L’amministrazione comunale, con la sua struttura e il suo personale, ha dato la disponibilità a studiare le modalità per proteggere l’inserimento lavorativo. È giusto chiedere alle realtà esterne di fare delle cose, ma è anche giusto accettare la sfida direttamente come amministrazione”.

lodi consiglio comunale

La presentazione in Sala rossa

Parallelamente, la consulta affronterà i nodi critici della salute e della burocrazia. Un tavolo specifico sarà dedicato alla sanità, con particolare attenzione all’assistenza psichiatrica sia all’interno che all’esterno delle mura carcerarie. Altri gruppi di lavoro si occuperanno della scuola e dei rapporti genitoriali, per tutelare i legami con i figli dei detenuti, e degli aspetti anagrafici e abitativi. L’obiettivo è risolvere quei paradossi normativi che spesso bloccano i percorsi di reinserimento, come il requisito dei cinque anni di residenza per l’accesso a certi servizi, che l’assessora definisce un ostacolo per chi esce dal carcere: “Il sistema è fatto per chi è residente – spiega Cristina Lodi – per chi esce dal carcere, il sistema spesso non c’è. Per esempio, la delibera sulle residenze anagrafiche permette oggi una facilitazione che prima non c’era. È un primo passo, perché avere la residenza è fondamentale per non sparire”.

La centralità della prevenzione

Uno degli aspetti cardine per il quale la giunta è stata pensata, è la prevenzione, specialmente in riferimento ai minori e ai soggetti con fragilità psichiche o dipendenze: “Oggi lo scenario è complicato da droghe che non sono più quelle di una volta e che distruggono i percorsi di vita – ha sottolineato Lodi –  L’unico modo per evitare che la complessità della dipendenza ti faccia arrivare in carcere è ragionarci prima“.

“L’istituzione della Consulta Carcere Citta risponde alla chiara visone di trasformare la Comunità in un serbatoio di risorse che vanno nella direzione di colmare i vuoti determinati dalla povertà educativa non soltanto attraverso azioni rivolte a correggere i malfunzionamenti burocratici, bensì a creare cultura anche in chi sta fuori dalle “mura” per renderlo fertile ad accogliere il detenuto – ha ricordato in aula l’avvocato Marco Cafiero, garante delle persone private della libertà personale del Comune di Genova –  Il primo incontro ufficiale della Consulta Carcere-Città del Comune di Genova, si è svolto il 26 gennaio 2026 con lo scopo di avviare un confronto strutturato e continuativo tra Amministrazione, sistema penitenziario e realtà del territorio. Si tratta di un percorso con forte valenza sociale per affrontare in modo coordinato una realtà complessa, che coinvolge aspetti sociali, educativi, giuridici e legati alla sicurezza. Si tratta di ritenere il Carcere una parte integrante della Comunità nell’ottica di un dialogo stabile e strutturato.  L’obiettivo è quello di dare vita a una Comunità Educativa oltre che solidale, portare sul territorio un messaggio di coinvolgimento, portare le persone a rendersi responsabili del proprio benessere che non può prescindere da quello collettivo”.

La consulta, quindi, si propone di non essere un semplice tavolo di coordinamento tecnico, ma un laboratorio di “narrazione” diversa per la città. L’idea è che il percorso costruito durante la detenzione debba permettere alla persona di sentirsi nuovamente parte integrante della comunità. “Non è stata fatta per migliorare i rapporti interistituzionali – ha concluso Lodi – ma perché vediamo che l’interazione comunale ha la responsabilità di alcune questioni. Il carcere deve diventare un’opportunità per il dopo, altrimenti riduciamo tutto a una gestione di rapporti che non incide sulla vita delle persone”.




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