Salva Casa Calabria, il Governo impugna la legge voluta dalla maggioranza Occhiuto
Il Governo guidato da Giorgia Meloni, su proposta di Roberto Calderoli, ha deciso di impugnare la legge “Salva Casa” approvata lo scorso febbraio dal consiglio regionale della Calabria la cui maggioranza sostiene il presidente Roberto Occhiuto
IL Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge ‘Salva Casa’ della Calabria. Una norma approvata lo scorso 24 febbraio dal Consiglio regionale e che si presenta come un recepimento, innanzitutto, di modifiche legislative nazionali (il decreto Salva casa del 2024). Farsi impugnare una legge che nasce come mera trasposizione di nuove disposizioni superiori suona quasi come un’impresa. Nei fatti il Consiglio regionale calabrese ha esercitato la possibilità, fatta salva dal legislatore nazionale, di introdurre norme di dettaglio per il recepimento della nuova normativa.
Insomma, ha reinterpretato il ‘Salva casa’ nazionale ma, secondo il Consiglio dei ministri, sarebbe andato al di là dei limiti previsti dalla Costituzione per le competenze legislative regionali e avrebbe anche violato disposizioni della stessa Carta. Quello che contesta il Consiglio dei ministri, in particolare, è «il contrasto con la normativa statale in materia di tutela dei beni culturali e del paesaggio» e la violazione, in particolare, degli articoli 9 e 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.
LEGGE SALVA CASA CALABRIA, COSA CONTESTA NEL DETTAGLIO IL GOVERNO MELONI
L’articolo 9 è quello che tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico. Mentre l’articolo 117 secondo comma, lettera s stabilisce che la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali è competenza esclusiva dello Stato.
La norma regionale impugnata – approvata in Consiglio regionale fuori sacco e d’urgenza e approvata senza dibattito in aula, relatore il capogruppo Lega Mattiani – punta a semplificare i cambi di destinazione d’uso e a facilitare il riutilizzo degli immobili esistenti, nello spirito della legge nazionale che si inserisce in una logica di rigenerazione urbana, con l’obiettivo di favorire il riuso e limitare il consumo di suolo.
Tra le disposizioni introdotte – il testo, che modifica la legge urbanistica regionale, si compone di cinque articoli – vengono definite le aree in cui sono ammessi i cambi di destinazione d’uso e vengono introdotte regole su elementi come vetrate panoramiche, tende, pergole, colonnine di ricarica e impianti fotovoltaici. La legge, inoltre, delega alcune funzioni – come autorizzazioni e compatibilità paesaggistica – a Province, Città metropolitana ed enti regionali, con l’obiettivo di velocizzare le procedure. E stabilisce che le sanzioni non sono dovute nei casi in cui il vincolo paesaggistico sia intervenuto successivamente alla realizzazione dell’opera.
VIA LIBERA ALLA LEGGE ‘POLISTENA’ E A QUELLA SUL REFERENDUM
Nel corso poi della stessa seduta il Governo ha deliberato di non impugnare altre due leggi calabresi. Una è la cosiddetta Legge Polistena. Approvata sempre a febbraio, per consentire la proroga dei contratti dei medici in pensione negli ospedali e mantenere in piedi i reparti. La seconda è la discussa legge che disciplina il referendum popolare sullo Statuto in Calabria, nella versione modificata dopo un primo intervento del Governo. Una legge discussa perché limita il ricorso all’istituto referendario, escludendolo nei casi di leggi di revisione parziale dello Statuto, che non riguardino principi fondamentali e disciplinino solo aspetti organizzativi (leggi la norma che introduce i sottosegretari, ad esempio…).
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