“La bellezza della forza”, a Parma una mostra per le ragazze del rugby
La maglia indossata da Maria Cristina Tonna in quel pomeriggio a Riccione del 1985, quando la Nazionale femminile di rugby fece il suo esordio con la Francia. Quella di Portia Woodman, con ogni probabilità la rugbista più famosa di sempre, 2 ori olimpici e 2 mondiali vinti (compreso uno nel rugby a 7) con la Nuova Zelanda. Ci sono le casacche dei primi tempi, quando ragazze italiane e palla ovale era un ossimoro, e quasi tutti le guardavano con sospetto, ostilità: ma loro, testarde, non si sono mai arrese. Quella della prima Coppa del Mondo nel 1991 in Galles, non riconosciuta – così come la seconda edizione – dalla federazione internazionale. Le maglie del Sei Nazioni, delle azzurre e delle avversarie. Nel torneo, le nostre hanno scritto pagine di storia sportiva: la prima vittoria a Cardiff, ad esempio, e Giuliana Campanella tra le protagoniste. «La bellezza della forza – Il rugby femminile si racconta» è il titolo di una imperdibile mostra ospitata a Parma nella Sala delle Colonne, all’interno del prestigioso Palazzo della Pilotta, fino al prossimo 9 maggio.

Antonella Gualandri: “Un viaggio avventuroso ed emozionante”
Un viaggio avventuroso, nella città che ospita le 2 partite delle azzurre in questa edizione del Sei Nazioni: sabato 25 aprile la sfida con la Scozia, il 9 maggio con l’Inghilterra. «Queste maglie racconto un percorso coraggioso ed emozionante di oltre quarant’anni. Siamo orgogliosi vengano mostrate in un luogo così bello, e a Parma, casa delle Zebre, territorio fortemente legato al nostro sport e che richiama la visione di un uomo come il presidente Giancarlo Dondi, che ha sempre tenuto insieme radici e sviluppo, sapendo leggere il futuro del rugby italiano a partire dalla sua base», racconta Antonella Gualandri, vicepresidente Fir.

Mattoccia: “Un percorso di emancipazione e sport”
La mostra, insieme alle fotografie di Sabrina Conforti, accoglie anche alcune casacche storiche del rugby maschile: a partire da quella indossata da Uberto Modonesi nel 1929 nel primo match assoluto dell’Italia, a Barcellona con una selezione catalana (alla maglia mancano le maniche: furono usate dalla moglie di Modonesi per farne delle calze da bambino, indossate dal figlio – il piccolo Luciano, che poi a sua volta vestirà l’azzurro – durante la Seconda Guerra Mondiale); poi quelle di diversi campioni (Zambonin, Ruzza, Brex, Nicotera, Fischetti), reduci dal recente Sei Nazioni. Le maglie fanno parte della straordinaria collezione del Museo del Rugby di Artena. «La mostra dedicata al rugby femminile nasce con l’intento di raccontare non solo uno sport, ma un percorso di emancipazione, determinazione e identità», dice il suo direttore, Corrado Mattoccia. «Attraverso testimonianze e materiali storici, questo progetto espositivo mette in luce la crescita di un movimento che ha saputo conquistare spazio, rispetto e visibilità, superando stereotipi e barriere culturali. Questa esposizione vuole essere un omaggio a tutte le donne che hanno scelto il rugby come linguaggio per esprimere forza, passione e appartenenza».
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