Missili e 17mila soldati, segnale Usa alla Cina: cos’è l’esercitazione Balikatan
Sono iniziate le esercitazioni militari Balikatan organizzate da Filippine e Stati Uniti. Le manovre hanno coinvolto migliaia di soldati e mezzi avanzati in scenari operativi complessi. Il loro obiettivo? Sono senza dubbio una dimostrazione di forza che punta a rafforzare la deterrenza e a ribadire la solidità delle alleanze regionali a trazione statunitense. Sullo sfondo restano le tensioni nel Mar Cinese Meridionale e nello Stretto di Taiwan, aree considerate cruciali per gli equilibri globali.
Via alle esercitazioni militari Balikatan
Secondo quanto riportato da Associated Press, Stati Uniti e Filippine hanno dato il via a una delle più imponenti esercitazioni congiunte degli ultimi anni, coinvolgendo oltre 17.000 militari e ampliando la partecipazione a nuovi partner come Giappone e Canada. Le operazioni, distribuite su quasi tre settimane, includono simulazioni di combattimento e manovre a fuoco vivo in aree sensibili, comprese le province affacciate sul Mar Cinese Meridionale.
Washington ha sottolineato che la massiccia presenza di truppe dimostra un impegno costante nella regione, nonostante le crisi in altre parti del mondo. Manila, dal canto suo, insiste sul carattere difensivo delle esercitazioni, presentate anche come strumento per migliorare la risposta a disastri naturali. Sul fronte opposto, la Cina accusa gli Usa di alimentare tensioni attraverso manovre del genere in aree a sensibili.
Gli Usa avvertono la Cina
Come ha evidenziato The Diplomat, l’edizione 2026 delle Balikatan si distingue non solo per i numeri ma anche per la qualità delle operazioni previste e per la loro collocazione geografica, spesso in prossimità di punti strategici come lo Stretto di Taiwan. I vertici militari americani hanno ribadito la volontà di restare un partner affidabile per gli alleati asiatici, mentre le Filippine vedono nella cooperazione multilaterale un elemento chiave per rafforzare la propria sicurezza.
L’allargamento della partecipazione a Paesi come Francia, Nuova Zelanda e Australia riflette una rete di collaborazioni sempre più ampia, costruita attorno alla percezione di una crescente assertività cinese. In questo quadro, le esercitazioni assumono un valore che va oltre l’aspetto tecnico, e servono per lanciare un segnale politico chiaro nell’Indo-Pacifico.
Oltre al Giappone, prenderanno parte alle operazioni anche contingenti di Australia, Canada,
Francia e Nuova Zelanda, mentre altri 17 Paesi parteciperanno come osservatori. Tokyo invierà non solo truppe, ma anche il sistema missilistico antinave Type 88, capace di colpire bersagli a circa 100 chilometri di distanza.
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