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stop alla geostoria, niente Promessi Sposi al biennio e focus sull’AI

La geostoria scompare per tornare alle due discipline distinte. Lo studio dell’Occidente – come nel primo ciclo – diventa protagonista. Per la prima volta entra il tema dell’intelligenza artificiale, affidando alla matematica il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di Ai. Ma non solo. Più attenzione anche a dare importanza alla nostra lingua; stop alle lunghe lezioni sulla vita degli autori, all’apprendere a memoria le definizioni delle figure retoriche, di date, nomi, eventi.

Basta con la lettura dei “Promessi Sposi” al biennio (meglio farla più tardi, secondo il ministero). E, ancora, per la prima volta nello studio della letteratura epica e dei testi antichi appare il Corano accanto alla Bibbia. Non passa inosservato, invece, un richiamo: “Sono da evitare le attualizzazioni indebite, che suggeriscono semplificazioni seducenti ma superficiali come ‘i trovatori sono i cantautori del Medioevo’, o il quinto canto dell’Inferno ‘è un documento di femminicidio’”.

Infine il capitolo storia: viene citata la persecuzione degli ebrei ma non dei rom, degli omosessuali, dei disabili. Così come si parla delle inchieste di Mani Pulite e la fine della “prima Repubblica” ma non appaiono mai la parola mafia e nemmeno le stragi che hanno ammazzato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Sono queste le principali novità delle nuove Indicazioni nazionali per i licei diffuse oggi dal ministero dell’Istruzione e del Merito: il testo ufficiale (con le diverse versioni a seconda degli indirizzi) è stato pubblicato sul sito del dicastero e inviato anche alle consulte studentesche per dare avvio ad un percorso di ascolto della comunità scolastica.

Il cambiamento più atteso dagli addetti ai lavori riguarda il primo biennio: storia e geografia tornano a configurarsi come discipline distinte, ciascuna con la propria specificità metodologica e con manuali propri. “La storia estende il proprio arco temporale – cita il documento – fino alla svolta cinese e ai nuovi equilibri geopolitici, con una scansione che dal nucleo euro-occidentale si apre progressivamente ai nuovi scenari globali”. Un passaggio sul quale gli uffici di viale Trastevere mettono le mani avanti viste le critiche in occasione dell’uscita delle Indicazioni per il primo ciclo: “La centralità della storia dell’Italia e dell’Occidente non è un ripiegamento provinciale: è riconoscimento dell’eredità universale che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno la statualità, i diritti della persona, i fondamenti della ricerca scientifica”.

Resta un problema che la coordinatrice della commissione per la revisione delle Indicazioni aveva sottolineato in un’intervista rilasciata al Fattoquotidiano.it nelle scorse settimane: non cambieranno le ore dedicate alle due materie (tre). Troppo poche – a detta di molti – per far bene entrambe.

L’intelligenza artificiale entra nei licei non come oggetto di fascinazione tecnologica, ma come territorio critico da governare: “È al tempo stesso oggetto di studio e dispositivo metodologico: gli studenti imparano a usarla consapevolmente, ma anche a interrogarla, a riconoscerne i limiti, a tutelarne i confini rispetto alla propria libertà intellettuale”.

A tal proposito, persino nelle Indicazioni che riguardano l’indirizzo “Classico” si legge che lo studente “apprenderà ad avvalersi in modo consapevole e critico e con l’aiuto del docente di alcuni strumenti multimediali disponibili per lo studio del latino, inclusi quelli basati sulle tecnologie dell’intelligenza artificiale generativa”.

Il ministero – nella scheda di lettura – sottolinea che la filosofia ora assume una doppia caratterizzazione. “Da un lato è pratica concreta – esercizio di riflessione, interrogazione, giudizio, argomentazione – Dall’altro consegna un sapere storico e teorico, una tradizione di autori e testi da conoscere e approfondire”. Nulla di nuovo sotto il sole.

Infine, sempre in questa scheda si dice che “in continuità con la scuola del primo ciclo, i licei dedicano ampio spazio all’educazione emotiva e relazionale così come al contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione”. Non è, tuttavia, chiaro come tutto ciò sarà fatto.

Analizzando le Indicazioni dei vari indirizzi emergono alcuni tratti in comune.

Il primo. Il ministero non parla di educazione sessuo-affettiva ma esplicita che “si dovrà promuovere una educazione all’ascolto dei bisogni emotivi degli studenti. Si approfondiranno temi quali la riproduzione e il concepimento consapevole, nonché la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili”.

A proposito del nostro idioma: “Sarà utile illustrare la presenza dell’italiano nel mondo, come lingua di cultura e come lingua portata dai migranti, e lo status di ufficialità della lingua italiana in Svizzera, oltre che l’uso che se ne fa in Vaticano e da parte dei Pontefici della Chiesa cattolica, anche quelli non di nascita italiana. Si tratta dunque di suggerire un’idea chiara della posizione dell’italiano rispetto alle altre lingue usate nell’Europa di oggi, in un quadro attento al valore del plurilinguismo, della varietà delle lingue, dei loro rapporti internazionali”.

In letteratura sono bandite le famose analisi dei testi: “La compilazione di una scheda di analisi o riassuntiva a casa, oltre che affliggente, è diventata inutile, perché la fanno i chatbot” e il “nozionismo eccessivo” mentre si invita a “imparare presto come si usa un vocabolario e a saper parlare in pubblico” oltre a usare “sceneggiature e copioni teatrali o cinematografici, biografie e autobiografie, buoni articoli di giornale (cioè non articoli presi a caso dai quotidiani ma scelti tra i meglio scritti e i meglio argomentati), interviste, e soprattutto saggi”.

Tra gli autori e i testi suggeriti: lo “Zibaldone” di Leopardi, le “Lettere meridionali” di Pasquale Villari, qualche pagina dei “Quaderni del carcere” di Gramsci (ma anche le sue cronache teatrali), “L’Italia rinunzia?” di Corrado Alvaro, “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi, “Le piccole virtù” di Natalia Ginzburg, “Pro o contro la bomba atomica” di Elsa Morante, “Una pietra sopra” di Italo Calvino, gli “Scritti corsari e le Lettere luterane” di Pier Paolo Pasolini, “Uscita di sicurezza” di Ignazio Silone, i saggi di Ennio Flaiano e di Vitaliano Brancati, “Le parrocchie di Regalpetra” o “L’affaire Moro” o “A futura memoria” di Leonardo Sciascia, “La prevalenza del cretino” di Fruttero e Lucentini, “I sommersi e i salvati” di Primo Levi.

Per la letteratura moderna e contemporanea, si raccomanda la lettura integrale di almeno sei libri (tre all’anno), italiani o stranieri, scelti da una lista che può contemplare, a puro titolo d’esempio: Alberto Moravia, Aldo Palazzeschi, Vitaliano Brancati, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese, Carlo Levi, Primo Levi, Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Italo Calvino, Leonardo Sciascia, Goffredo Parise, Pier Paolo Pasolini, Lalla Romano, Giuseppe Pontiggia, ma anche autori più recenti che di norma piacciono agli studenti come Niccolò Ammaniti, o Domenico Starnone o Stefano Benni; la fantascienza di Ray Bradbury e Philip Dick, i gialli di ArthurConan Doyle e di Agatha Christie, le storie horror di Shirley Jackson e Stephen King, le “strane storie” di Roald Dahl.

In storia si arriva fino alla crisi dell’Unione Sovietica, dall’Afghanistan a Chernobyl. La caduta del Muro di Berlino e il crollo dell’impero sovietico. La crisi del modello fordista e dell’economia keynesiana. La rivoluzione telematica e la finanziarizzazione dell’economia. L’euro e l’unificazione monetaria europea. La svolta cinese, nuovi equilibri geopolitici mondiali.

Infine, un passaggio sulla valutazione dove – a detta del ministero – gli strumenti digitali, se utilizzati in modo critico, “permettono di diversificare le prove e gli innumerevoli strumenti per la valutazione”.


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