Vannacci sfodera programma: “femminicidi sono omicidi e basta”. Fnv pronto a contarsi alle urne
Roma, 14 giu. (askanews) – “Il presidente del consiglio decida la data” delle urne per le Politiche, “noi siamo pronti anche domani, Futuro nazionale è già in trincea”. Così Roberto Vannacci, lancia la sfida al centrodestra, nella giornata conclusiva dell’assemblea costitutiva del suo partito. “Io ho fondato un partito indipendente” e le “alleanze si fanno prima delle elezioni. Se qualcuno riterrà utile allinearsi alle linee rosse di Fnv – che oggi ha presentato la bozza del programma – ne parleremo”.
Nella conferenza stampa, che ha preceduto il suo intervento di chiusura, l’ex generale partorisce una frase shock (“non esiste il femminicidio. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità. Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri. Non c’è bisogno di una fattispecie specifica”) scatenando reazioni indignate e trasversali che vanno da Fdi ad Avs, passando per il Pd.
All’Auditorium della Conciliazione, gli attacchi ai “soloni” della sinistra si sprecano ma i delegati giunti a Roma si scaldano anche quando in alcuni interventi si ‘bacchetta’ il governo Meloni. In platea scattano ovazioni per chi si rivolge ai “camerati” che ritornano “a casa con me” (Domenico Furgiuele l’ex leghista che aveva ‘ospitato’ alla Camera la conferenza stampa sulla remigrazione propossa da realtà come Casapound) e per Gianni Alemanno che invia una lettera dal carcere: “Noi veniamo dal Msi, non potevamo rassegnarci alle sbiadite interpretazioni della destra del governo di Giorgia Meloni”. Ad un certo punto, si alza un grido: “Mandiamo a casa la Meloni” ma forse è troppo e resta una voce isolata.
Poco prima Vannacci aveva detto che Meloni “ha perfettamente ragione” nel definire censura il patentino di antifascista alla manifestazione ‘Più libri, più liberi’. “Se io domani volessi
fare l’elogio della monarchia, non vedo perché non potrei farlo”.
Appena Vannacci sale sul palco, si appropria di ‘Via del Campo’ di Fabrizio de Andrè “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, dopo aver ribadito il proprio “orgoglio” di essere la “feccia” del Paese. E annuncia di aver scelto un inno: “queste avanguardie futuriste saranno caratterizzate da una bellissima canzone: ‘Futura’ di Lucio Dalla” che subito risuona nella sala ma in pochi la cantano, non rientra nel repertorio dei militanti.
Poi, passa a illustrare il programma. Sicurezza e difesa: “non ci deve essere più ragione di avere paura, per le nostre donne e per i nostri figli, i nostri anziani” perché “l’Italia è la casa degli italiani”. Per chi “stupra e uccide – afferma – ci saranno solamente le carceri e la tolleranza zero”. La remigrazione è un “concetto politico” perché “vuol dire il sacrosanto diritto di difendere i popoli autoctoni” e Vannacci propone di stabilire una “soglia del 4%” agli stranieri. La scuola sia “dura e selettiva” per “addestrare” i giovani alla “vita. Non deve essere un bivacco per la gioventù né un centro di formazione del Pd”. Oggi, sostiene, “è un laboratorio di indottrinamento ideologico, progetti gender e corsi sull’eutanasia e sui diritti dei migranti”.
E ancora: “riportiamo il libretto di lavoro a 14 anni. Non li manderemmo in miniera” ma a “fare il cameriere”. Per Futuro nazionale “se non lavori non mangi. Lo diceva San Paolo, non un fascista”. Gli ospedali “non sono nati per far morire i malati e gli anziani, né per chi vuole un corpo maschile”, meglio puntare sullo sport, “di squadra e da combattimento”: “mens sana in corpore sano”.
Futuro nazionale “promuove la rinascita demografica dell’Italia con mutui tricolore per sostenere il sistema pensionistico”. La famiglia tradizionale è la “cellula fondamentale della società. Non vi è un italiano che non sia stato generato da un padre e da una madre italiani” e per chi fa più figli deve esserci il “quoziente familiare”. I bambini sono i nuovi “panda, in via di estinzione”. Per affrontare il ‘nodo’ dell’affollamento delle carceri serve “l’immediato rimpatrio dei detenuti non italiani” e aggiunge per chi delinque: “Nessuno tocchi Caino? No nessuno tocchi Abele. Caino va in carcere”.
Sì al “nucleare di ultima generazione” e basta “incentivi alle rinnovabili”, sì all’ora legale “permanente”. “No allo statalismo comunista né al turbo capitalismo”, “noi vogliamo essere tutti proprietari e tutti imprenditori”, bisogna “costruire dighe sulle Alpi, gli Appennini, in Sicilia e Sardegna, anguille e salmoni vadano da un’altra parte”, la “popolazione torni in campagna, basta urbanizzare l’Italia e l’Europa”, sentenzia.
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