Anna Prospero: «Non sapremo mai la verità su mio fratello Andrea morto a Perugia»

di Enzo Beretta e Stefania Supino
«C’è qualcosa di questa storia che non si riuscirà mai a svelare. Non conosceremo la verità e questo ci lascia perplessi. La doppia personalità di Andrea lascia in noi molti dubbi. Da parte mia e della mia famiglia è stato un po’ come vedere una sola parte di mio fratello, come se non lo capissimo abbastanza, nonostante trascorressimo tanto tempo insieme». È una testimonianza carica di emozione, interrotta dalle lacrime, quella di Anna Prospero, la sorella gemella di Andrea trovato morto all’età di 19 anni nel gennaio del 2025 in un bed and breakfast del centro storico di Perugia. Imputato è un 18enne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio. Secondo gli inquirenti ha incitato via chat lo studente di Lanciano ad assumere lo Xanax e l’ossicodone che lo hanno ucciso, seguendo in diretta le fasi del suicidio.
L’imputato in aula Questa mattina era presente anche lui davanti ai giudici della Corte d’assise di Perugia: telecamere autorizzate a riprendere l’udienza (c’erano anche Le Iene e Chi l’ha visto?) ma non lui. La difesa, le parti civili e la Procura in questi mesi non hanno trovato un accordo sull’entità del patteggiamento e per questo motivo Volpe resta imputato.
Telefono muto In Aula Affreschi la sorella della vittima, Anna, ha ricostruito il rapporto molto stretto con Andrea e gli ultimi contatti avuti fino al 24 gennaio 2025. «Alle 13.04 gli ho inviato un vocale su WhatsApp ma non mi ha risposto – ha detto -. Gli ho scritto, ancora niente. Dallo studentato mi dicevano che la sua camera era vuota. Mi sono preoccupata e così quella sera ho denunciato la scomparsa».
Cinque cellulari e 46 sim-card Anna, rispondendo alle domande del pm Annamaria Greco sull’appartamento preso in affitto da Prospero per 40 giorni, ha detto: «Non avevo idea dell’esistenza di quella stanza in cui è stato ritrovato mio fratello in via Del Prospetto». In quella stanza la polizia trovò cinque cellulari e 46 sim-card (alcune coinvolte in truffe telematiche denunciate in tutta Italia). Dice la giovane: «Io sapevo solo avesse un vecchio telefono e un computer per studiare e fare lavori di gruppo, del resto non sapevo niente».
Il processo Il rapporto di Prospero con «medicinali usati come calmanti»? «Quando stava male dovevo costringerlo a prendere la Tachipirina, prendeva qualcosa per l’acne». Insiste la Procura, chiedendo se qualcosa lo turbasse o avesse manifestato preoccupazioni, Anna risponde: «Era timido, tranquillo, introverso, ma anche molto determinato, il suo obiettivo era laurearsi. Con me si confidava. In famiglia era quello che non creava mai problemi. Non ha mai manifestato intenti suicidi, l’apparecchio per i denti e i brufoli lo rendevano insicuro». Anna Prospero ha concluso la deposizione spiegando: «Non mi ha mai parlato di amici conosciuti in rete e neppure di Emiliano Volpe». Accusato di «avere rafforzato in Prospero il proposito, ad esso noto, di togliersi la vita mediante l’assunzione di farmaci contenenti ossicodone e benzodiazepine, portato a compimento contestualmente, interloquendo con il predetto nell’ambito della chat sul canale Telegram». Non sapevo neppure che mio fratello avesse un profilo Telegram. Per quanto ne sapevo aveva WhatsApp e giocava online».
I testimoni della polizia Questa mattina in aula sono stati sentiti anche alcuni investigatori della squadra mobile di Perugia. Il dirigente, Maria Assunta Ghizzoni, ha riferito del rinvenimento del cadavere di Prospero avvenuto il 29 gennaio: «Era sul letto del monolocale affittato al piano terra, era vestito con le gambe fuori dal letto e il pc davanti». Dalle indagini è emerso che alcune delle numerose sim sequestrate nella stanza erano «intestate a persone di comodo».
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