Quanto ci manca Francesco ad un anno dalla sua scomparsa
Sostieni l’informazione libera di Venezia con il tuo 5×1000.
CF: 94073040274
Inizialmente discusso e attaccato per le sue idee a volte disgreganti perché troppo “avanguardistiche”: “Chi sono io per giudicare i gay?”, mai amato senza riserve dalla gente che lo sentiva “Uno di noi”, Papa Francesco ci lasciava Il 21 aprile 2025, lunedì di Pasqua, segnando la fine di un pontificato che ha lasciato un’impronta profonda nella Chiesa cattolica e nel dibattito globale su pace, giustizia e società. A dodici mesi dalla sua scomparsa, il suo lascito continua a essere oggetto di riflessione, tra memoria storica e prospettive future.
L’elezione di Jorge Mario Bergoglio nel 2013 aveva rappresentato una svolta già nelle sue premesse: primo papa proveniente dall’America Latina e primo gesuita a salire al soglio pontificio, si era presentato come un pastore “venuto dalla fine del mondo”. Durante il suo pontificato, ha più volte descritto il contesto internazionale come una “terza guerra mondiale a pezzi”, indicando una realtà caratterizzata da conflitti diffusi, tensioni geopolitiche e crisi umanitarie.
Nel corso degli anni, il pontefice ha richiamato con frequenza la responsabilità morale dei leader politici e militari, sostenendo che chi alimenta guerre e divisioni dovrà rispondere delle conseguenze delle proprie scelte. Senza indicare direttamente nomi, aveva denunciato l’azione di pochi attori globali ritenuti responsabili della destabilizzazione internazionale, parlando di un mondo segnato dall’azione di “tiranni” e interessi contrapposti.
Le visite del 2024 in Veneto
Tra gli ultimi viaggi significativi del suo pontificato si collocano le visite in Veneto nel 2024, che hanno lasciato un ricordo particolarmente vivo nei territori coinvolti. Da noi, a Venezia, il papa aveva posto al centro il tema della bellezza come strumento di cura del creato e attenzione verso le persone più fragili, così come – aveva ricordato – era fragile la città che lo stava ospitando. L’incontro con le detenute nel carcere della Giudecca e il dialogo con il mondo dell’arte avevano rappresentato momenti simbolici della sua visione inclusiva.
Successivamente, a Verona, aveva rilanciato il significato dell’ “Arena di pace”, sottolineando la necessità di un impegno concreto per la riconciliazione e il dialogo tra popoli. Le due tappe venete sono state interpretate come espressione coerente del suo messaggio pastorale: attenzione agli ultimi, valorizzazione della cultura e promozione della pace.
L’eredità ecclesiale: una Chiesa “in uscita”
A un anno dalla morte, una delle principali linee di riflessione riguarda la visione ecclesiologica proposta da Francesco. Pur non avendo partecipato direttamente al Concilio Vaticano II, ne ha ripreso con decisione l’impostazione, rilanciando una Chiesa orientata verso l’esterno, definita con l’espressione “in uscita”. Questo approccio si è tradotto nella valorizzazione della Chiesa come “popolo di Dio” e come realtà al servizio dell’umanità. In tale prospettiva si inserisce anche il rafforzamento della collegialità, attraverso strumenti come il consiglio dei cardinali, e la promozione di uno stile sinodale, inteso non solo come tema teologico ma come pratica concreta di governo e confronto.
Sostieni l’informazione libera di Venezia con il tuo 5×1000.
CF: 94073040274
Le assemblee sinodali, caratterizzate da modalità di dialogo aperto e partecipativo, hanno rappresentato uno degli elementi più innovativi del suo pontificato. L’immagine dei tavoli di lavoro nell’aula Paolo VI è diventata emblematica di questo metodo.
Il ruolo delle periferie e il conclave successivo
Un altro aspetto rilevante dell’eredità di Francesco riguarda la composizione del collegio cardinalizio. Nel corso degli anni, il pontefice ha nominato cardinali provenienti da aree geografiche tradizionalmente meno rappresentate, portando le cosiddette “periferie” al centro della vita ecclesiale. Questa scelta ha avuto conseguenze anche sul conclave successivo alla sua morte, che ha eletto Papa Leone XIV. La nuova guida della Chiesa, proveniente dagli Stati Uniti ma con una significativa esperienza missionaria in Perù, è stata letta da alcuni osservatori come una sintesi tra centro e periferia, in continuità con l’impostazione del predecessore.
L’analisi del pontificato di Francesco passa anche attraverso i suoi principali documenti, che delineano una linea coerente di pensiero. Tra questi figurano Evangelii gaudium, Laudato si’, Amoris laetitia e Fratelli tutti. Questi testi evidenziano alcuni tratti ricorrenti: il richiamo alla gioia come dimensione fondamentale dell’esperienza cristiana, l’importanza della fraternità e la necessità di una Chiesa accogliente e vicina alle persone. Il papa è stato percepito come una figura empatica e diretta, capace di comunicare in modo semplice senza rinunciare alla profondità teologica.
Misericordia e attenzione ai poveri
Ma, tra tutti, due concetti emergono con forza come chiavi interpretative del pontificato: la misericordia e l’attenzione ai poveri. Francesco ha insistito sulla condizione dell’uomo come fragile e bisognoso di perdono, sottolineando al tempo stesso la centralità di una misericordia considerata senza limiti. Da questa visione deriva l’invito a uscire da sé stessi per incontrare chi vive in condizioni di marginalità. I poveri, in senso ampio, sono stati al centro della sua azione pastorale, non solo come destinatari di assistenza ma come soggetti attivi nella vita della Chiesa.
E durante il suo pontificato, Francesco ha anche affrontato anche ambiti tradizionalmente meno esplorati o particolarmente complessi. Tra questi, il ruolo delle donne nella Chiesa, la tutela dell’ambiente, la gestione degli abusi, la critica al clericalismo e la trasparenza economica. Ha inoltre promosso una maggiore attenzione verso categorie spesso ai margini del dibattito ecclesiale, come i migranti, i detenuti, le persone LGBT e i divorziati. Queste posizioni hanno suscitato reazioni differenti: da un lato consenso e partecipazione, dall’altro critiche soprattutto all’interno di settori più conservatori.
Un bilancio ancora aperto
A un anno dalla scomparsa, il giudizio complessivo sul pontificato di Papa Francesco resta in evoluzione. La complessità delle riforme avviate e la portata dei cambiamenti introdotti rendono difficile una valutazione definitiva. Tuttavia, alcune direttrici appaiono già consolidate: l’orientamento verso una Chiesa più inclusiva, l’attenzione alle dinamiche globali e la volontà di affrontare questioni interne con maggiore trasparenza. Elementi che continuano a influenzare il dibattito ecclesiale e che rappresentano una base per sviluppi futuri.
E, su tutto, una certezza: era un Papa della gente. Uno di noi.
Source link




