Trentino Alto Adige/Suedtirol

Documenti falsi per avere 310mila euro di contributi provinciali – Cronaca



BOLZANO. Avevano falsificato la documentazione contabile da consegnare alla Provincia, allo scopo di ottenere l’erogazione di contributi pubblici per un totale di oltre 310mila euro. Nello specifico, avevano presentato undici domande per una piccola azienda metalmeccanica con sede a Bolzano, e due per un negozio di maglieria di Laives. Per questo madre e figlio, la prima legale rappresentante e titolare delle due imprese e il secondo amministratore di fatto, sono stati condannati dalla Corte dei conti a risarcire la Provincia dell’intera somma indebitamente percepita. I convenuti hanno scelto una strategia di totale assenza; non si sono costituiti in giudizio e non hanno presentato alcuna deduzione difensiva, portando la Corte a decidere in loro contumacia.

L’unica traccia della difesa si è avuta nella fase cautelare, dove però non sono state contestate le accuse nel merito, ma ci si è limitati a lamentare che il valore dei beni sequestrati fosse troppo alto rispetto al danno contestato.Un elemento sintomatico utilizzato dalla Corte per smascherare la gestione effettiva è stata proprio l’età avanzata della signora (nata nel 1946), ritenuta incompatibile con l’operatività diretta richiesta dai progetti finanziati. Tra le prove della gestione occulta sono state rinvenute deleghe per l’operatività bancaria e la firma diretta del figlio su istanze in cui figurava come “direttore di progetto”.

La frode non è stata un episodio isolato, ma un sistema articolato basato sulla falsificazione e l’alterazione di documenti contabili presentati per la rendicontazione dei contributi. I soccombenti sono stati condannati anche al rimborso delle spese di giustizia. La decisione è stata assunta in camera di consiglio e depositata ufficialmente mercoledì.




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