Ambiente

Fivi, luci e ombre in Pacchetto Vino e resta inadeguata proposta sulla Pac – Vino

“Il Pacchetto Vino è un punto di
partenza, non un punto di arrivo: con luci e ombre, va comunque
considerato come un passo nella direzione giusta e la
dimostrazione che il futuro del settore vitivinicolo dev’essere
all’insegna del dialogo e del coinvolgimento di tutti gli attori
della filiera, in primis i produttori”. Rita Babini, vignaiola e
presidente di Fivi – Federazione Italiana Vignaioli
Indipendenti, commenta così il voto del Parlamento europeo sul
Pacchetto Vino, frutto dei lavori del Gruppo di Alto Livello
Vitivinicolo istituito lo scorso anno.

   
Per Fivi sono diversi gli aspetti positivi contenuti nelle
misure inserite nel Pacchetto Vino, a partire dalla tutela delle
microimprese e Pmi, alle quali è stato mantenuto riservato
l’accesso alla percentuale massima di contributo, fino alla
possibilità per gli stati membri di favorire l’accesso dei
piccoli produttori alle misure di promozione già a partire dai
bandi di quest’anno. “E’ il riconoscimento dell’importanza dei
Vignaioli e delle Vignaiole nella filiera vitivinicola, e della
necessità che anche le imprese di più piccole dimensioni possano
accedere alle misure di sostegno”. Una valutazione positiva
anche sul nuovo sistema di autorizzazioni, con l’estensione
delle autorizzazioni al reimpianto a 8 anni e la possibile
proroga della validità di 12 mesi per le autorizzazioni di nuovo
impianto in caso di forza maggiore o circostanze eccezionali.

   
Pollice in alto anche sulle misure per il monitoraggio della
diffusione di fitopatie e sull’aumento della percentuale di
contributo per interventi che contribuiscano a mitigare gli
effetti del cambiamento climatico.

   
Tuttavia, “rimangono purtroppo alcune criticità e diverse
lacune” continua Babini: “il principale problema è l’aver
inserito la misura di estirpo tra quelle settoriali, quindi
finanziabile da fondi europei: un errore, perché i fondi europei
dovrebbero aiutare a sostenere la crescita e la competitività
delle aziende. Nel campo dell’enoturismo poteva essere
l’occasione per inserire tra i beneficiari della misura anche le
singole aziende, e non solo i Consorzi. Si poteva infine
garantire maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi, con la
possibilità di trasferire le risorse non spese all’annualità
successiva, ma purtroppo questo suggerimento non è stato
accolto”.

   
“Non riteniamo adeguata – conclude la presidente Fivi – la
proposta presentata dalla Commissione Europea sulla prossima
programmazione Pac, perché servono fondi specifici e diretti per
il settore vitivinicolo”.

   

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