Umbria

Morte dopo l’anestesia: in aula il pm chiede il rinvio a giudizio dei tre dentisti

di Enzo Beretta

Si è tenuta questa mattina, davanti al giudice per l’udienza preliminare Natalia Giubilei, la prima tappa decisiva del procedimento per la morte di Gaia Pagliuca, la 23enne di Petrignano di Assisi deceduta il 29 settembre 2024 dopo tre giorni di coma in seguito a un arresto cardiaco sopravvenuto durante l’estrazione di un dente del giudizio in uno studio odontoiatrico. Nel corso dell’udienza a porte chiuse il pubblico ministero Annamaria Greco ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per i tre imputati: un padre e le sue due figlie, tutti dentisti, difesi dall’avvocato Luca Maori. Le difese hanno chiesto il proscioglimento degli imputati. Il giudice si è riservata la decisione al 26 maggio prossimo.

Le accuse Secondo l’accusa i tre professionisti avrebbero agito «per imprudenza, negligenza ed imperizia e in violazione delle linee guida e delle buone pratiche clinico assistenziali», sia nella fase preparatoria all’intervento che nella gestione del malore. Nello specifico, Gaia sarebbe stata operata «in assenza di adeguata preparazione e senza procedere ad alcun esame strumentale», con la somministrazione in tempi ristretti di sei fiale di anestetico – quattro tronculari da 1,8 ml e due intralegamentose da 1,7 ml – in violazione delle linee guida internazionali. Il sovradosaggio avrebbe provocato una tossicità sistemica con arresto cardiocircolatorio. I soccorsi, inoltre, sarebbero stati gestiti in modo inadeguato: il massaggio cardiaco venne effettuato sulla poltrona anziché su un piano rigido, e non venne utilizzato il defibrillatore disponibile, strumento che, secondo l’accusa, avrebbe potuto ripristinare il ritmo cardiaco prima dell’arrivo del 118. Gaia non sopravvisse nonostante i prolungati tentativi di rianimazione.

I familiari La famiglia di Gaia, assistita dall’avvocato Simone Moriconi, ha scelto di non costituirsi parte civile. Una decisione che – viene riferito – non va interpretata come disinteresse per gli esiti giudiziari della vicenda giudiziaria: «Questa vicenda per scelta è stata gestita da parte nostra nel massimo riserbo evitando clamori – ha dichiarato il legale della famiglia -. Questo non significa che la famiglia della vittima non voglia vedere riconosciuta la responsabilità degli imputati».

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