Sicilia

La premier Meloni incassa le bordate di Trump: «Nessuna sudditanza»

Una reazione, a Palazzo Chigi, se l’aspettavano. Certo magari non con toni così «duri». Ma c’era la necessità di «dare un segnale», perché ci sono «limiti» che non possono essere oltrepassati. Così Giorgia Meloni, ancora prima di leggere sul sito del Corriere della Sera parole di tutt’altro sapore rispetto ai complimenti al miele ricevuti finora da Donald Trump, aveva marcato il confine, ribadito che l’attacco a Papa Leone era «inaccettabile» e sottolineato, con parecchia veemenza e pure una punta di sarcasmo nei confronti delle opposizioni, di non avere visto «tanti altri leader parlare come me» del presidente americano, «questo per quanti dicono che ci sarebbe una sudditanza».

La presa di distanza era iniziata sotto traccia già da parecchie settimane. Non si è registrato, almeno ufficialmente, alcun contatto tra i due dall’inizio della nuova guerra nel Golfo. Un conflitto «di cui non siamo stati informati e che» per il momento «ci danneggia e basta», sottolineano i meloniani. Lo conferma lo stesso Trump, nella sua invettiva contro l’alleata che credeva «più coraggiosa», di non aver parlato con la premier da diverso tempo. Ma lo scontro altro non è che la dimostrazione che «non c’è alcuna sudditanza». Mentre i suoi sottolineano che non si ha memoria «negli ultimi decenni» di «un presidente del Consiglio italiano che nello stesso giorno risponde per le rime“ prima a Israele, con l’annuncio della sospensione del rinnovo automatico dell’accordo bilaterale di difesa, e agli Stati Uniti. Benjamin Netanyahu da un lato, con gli attacchi in Libano, e Trump dall’altro, con l’affondo sul Papa, «ci danneggiano». E, il corollario, non si poteva proprio tacere. Peraltro, il ragionamento che si fa ai piani alti dell’esecutivo, qualsiasi presidente del Consiglio (di qualunque estrazione politica) non avrebbe potuto non reagire di fronte alle parole contro Prevost. Dopo la prima nota, diffusa da Palazzo Chigi di buon mattino, la premier ha valutato attentamente, raccontano, quale doveva essere la reazione più opportuna in una circostanza tanto anomala come questa. E ha optato per un intervento forte, a scanso di equivoci. Anche perché rimanere fermi avrebbe comportato il rischio di essere pesantemente criticati in Italia, anche sui social, , come dimostra anche l’ultima rilevazione dei sondaggisti di Noto che vede l’81% degli italiani favorevole alla difesa del Papa da parte di Meloni. Fosse successo prima, si spinge a dire un big della maggioranza un pò scherzando e un pò no, «non avremmo perso il referendum».

In politica estera, osserva un ministro, parlano «i fatti». E il cambio di atteggiamento, fermi restando i rapporti sempre solidi con gli alleati d’oltreoceano, è palpabile. Anche se nessuno, a partire dalla premier, mette in discussione il posizionamento italiano «dalla parte dell’Occidente». Se la guerra in Iran dovesse finire in tempi rapidi ci si può aspettare una ricomposizione con il presidente Usa anche se sembra difficile pensare che i rapporti con Trump possano ritornare proprio come nel passato.

Il peso della crisi si fa sentire, Meloni dice apertamente di essere «preoccupata» per l’economia, perché se non dovesse riaprire lo stretto di Hormuz non c’è risposta che basti da parte dei singoli Paesi, se non si muove Bruxelles sospendendo il patto di stabilità. Anche perché non si è ancora chiuso nemmeno l’altro conflitto, quello in Ucraina. A Volodymyr Zelensky, che ha richiesto l’incontro che si terrà nelle prossime ore a Palazzo Chigi e che vedrà successivamente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Meloni ribadirà «il sostegno senza se e senza ma» che non è mai mancato in questi 4 anni. Un sostegno che non verrà meno fino a che non si raggiungerà una pace «sostenibile» per Kiev. E anche per l’Europa.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »