via almeno in 6, cosa servirà a Chivu
Quella che ha vinto lo scudetto 2025/26 è stata sicuramente l’Inter di Chivu. Ma è stata un po’ anche quella di Inzaghi. Lo dicono i numeri, lo ribadiscono soprattutto i nomi. E lo dicono le opinioni che si sono sentite nell’arco di tutta la stagione: l’allenatore è stato bravissimo a rivitalizzare un gruppo arrivato stremato, nei nervi, dopo la sconfitta in finale di Champions. Ed è stato bravo a rivitalizzarlo praticamente senza giocatori nuovi: è vero, sono arrivati Sucic, Luis Henrique (giocatori già presi di fatto la stagione prima, quindi avallati dalla precedente gestione), Bonny e Akanji, questi ultimi due davvero pensati dal nuovo allenatore. Ed è stato pescato dal cilindro quel Pio Esposito che ha saputo essere una bellissima rivelazione del campionato e della squadra. Ma poi, poco altro: Chivu è stato bravissimo a fare fuoco con la legna che aveva, tirando fuori il meglio anche da chi aveva deluso, come Zielinski. La rivoluzione in panchina, di fatto, non era stata seguita da quella in campo. Ma ora cambia tutto.
Età media
Perché con i suoi 27,8 anni di età media in campo (fonte Transfermarkt), l’Inter è la penultima ex aequo con Lazio e Cremonese, davanti solo al Napoli (28,1). Un dato che fa riflettere e che potrebbe aprire a una valanga di questioni sul calcio italiano in generale, non da affrontare in questa sede. Ma in tutti i casi, il lavoro di ringiovanimento pur provando a mantenere altissimo il livello deve partire necessariamente, anche per adattare l’Inter alle idee del suo allenatore, che vorrebbe, per esempio, passare a una difesa a 4. Da cosa si parte? Dalle scadenze contrattuali: sono sei i giocatori (tutti abbondantemente over 30) pronti a liberarsi a zero, salvo forse il terzo portiere, Di Gennaro. Per gli altri (Sommer, de Vrij, Acerbi, Darmian e Mkhitaryan) le possibilità di restare sono davvero pochissime.
È evidente, leggendo i nomi, che la struttura storica della squadra verrà in qualche modo ribaltata. L’Inter, che si muoverà con grande attenzione dentro i diktat di budget imposti dal fondo Oaktree, cerca giocatori più giovani in tutti i reparti. Per la porta, continua a essere seguito il nome di Vicario (piace anche il Dibu Martinez, ma l’età, 32 anni contro 29, è diversa), mentre in difesa, oltre al riscatto di Akanji, un altro innesto potrebbe essere Muharemovic del Sassuolo: piace molto e dovrebbe salutare l’Emilia al termine della stagione. Si cercano gli elementi giusti che consentirebbero di passare dalla difesa a 3 a quella a 4. Una svolta che sarebbe quasi epocale e che avvicinerebbe l’Inter non solo all’idea di gioco di Chivu ma a quella delle big d’Europa.
Nodo cessioni
Il nodo sono le cessioni, soprattutto lì dietro. Quale sarà il futuro di Bastoni? È una delle questioni che riguarda un giocatore estremamente discusso negli ultimi mesi. Dall’episodio della simulazione con la Juventus al rosso in Nazionale: il difensore non sta vivendo il suo miglior periodo in Italia e l’interesse del Barcellona è sicuramente allettante. Soprattutto se dovesse arrivare un’offerta superiore ai 50 milioni, decisamente fuori mercato. Il centrale potrebbe essere quindi sacrificato anche per tenere fede alle regole del fondo americano. Se non lui, potrebbe diventare un partente quel Dumfries la cui assenza per infortunio si è fatta sentire a più riprese durante il campionato. Più difficile pensare che a salutare siano, per quanto molto chiacchierati, Thuram e Barella.
Conferme a centrocampo
In mezzo, se Frattesi verosimilmente saluterà, tutto continuerà a ruotare attorno a Calhanoglu e Barella. È vero, il turco, 32 anni, non è più di primo pelo e soprattutto ha il contratto in scadenza nel 2027, ma l’Inter vuole assolutamente trattenerlo e lui non vuole salutare Milano. Anzi, verso la fine dell’estate, a mercato concluso, si metterà a trattare con la società un prolungamento per continuare a dare il suo contributo (e si è visto, anche di recente, quanto sia stato importante). Poi, avanti con Diouf e Sucic, giovani da continuare a plasmare, ed eventuali altre occasioni che arriveranno, senza però svenarsi. Come per esempio Stankovic, classe 2000, del Brugge, su cui i nerazzurri potranno esercitare una recompra sì di 23 milioni, ma che di fatto diventano circa 13, visto che i belgi lo hanno pagato una decina di milioni un anno fa.
Sogno attacco
Una spesa, quella, non esagerata. Perché il vero colpo che si vuole tentare è in avanti, sulle fasce. Piace, tantissimo, quel Kerim Alajbegovic che l’Italia azzurra ricorda bene (purtroppo) per la disfatta di Zenica. L’esterno classe 2007 è un gioiello del Bayer Leverkusen, che ha già esercitato la recompra per 8 milioni dal Salisburgo, dove ha giocato quest’anno. Ma il bosniaco in Germania non vuole restare: vuole trasferirsi in Italia, dove, oltre ai nerazzurri, ci sono anche Napoli e Roma. E se l’Inter cerca un esterno con queste caratteristiche, è evidente che, almeno nei piani iniziali, il passaggio al 4-3-3 sarà la prima vera svolta che Chivu vorrà imprimere per la prossima stagione. Dopo essere riuscito, con una squadra poco costruita per lui, a raggiungere un obiettivo enorme. Si è adattato, ha cambiato e ha vinto. E ora aspetta, pronto a firmare un rinnovo che renderà l’Inter ancora più sua.
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