Putin colpisce la sede degli 007 di Kiev
Un drone russo ha centrato il quartier generale dell’intelligence interna ucraina a Kiev, sferrando un colpo al cuore alla sua macchina bellica proprio alla vigilia della missione di Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati da Trump prima a Mosca e poi nella stessa capitale ucraina. Il raid rende evidente quanto i due americani si muovano su un filo sottilissimo, tra le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin – che solo ieri aveva parlato di una possibilità di risolvere il conflitto con l’Ucraina – e la dura realtà dei fatti, caratterizzata da posizioni che restano lontanissime e dal continuo intensificarsi dei raid. L’attacco non è stato un’operazione di routine. Secondo quanto denunciato dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il drone russo ha preso di mira proprio «lo studio del capo» dei servizi segreti. Colpendo i servizi di sicurezza ucraini, Mosca vuol dimostrare che la difesa della capitale è vulnerabile, per fiaccarne la resistenza psicologica prima ancora che politica.
Per questo la risposta di Zelensky è stata immediata e incisiva: «Risponderemo in modo adeguato, significativo e, se possibile, in modo proporzionale», ha promesso a caldo il presidente ucraino. Il capo dello Sbu, Oleksandr Poklad, presunto bersaglio del raid, gli ha già riferito dei piani «di risposta: i luoghi da colpire per sono già stati stabiliti e il momento verrà scelto in modo da garantire i risultati» ha spiegato sibillino Zelensky. L’attacco, che ha ferito nove persone oltre ad aver danneggiato la cattedrale di Santa Sofia (sito patrimonio dell’Unesco), non solo rappresenta «una grave escalation che richiede risposte risolute» ma, per il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, è la prova che Putin non vuole alcuna tregua nelle ostilità: «Mosca, ha lanciato questo attacco durante una rinnovata iniziativa diplomatica per la pace, mettendo in luce il suo reale rifiuto della diplomazia». L’ennesima fiammata militare sul terreno complica quindi la missione della diplomazia di Trump e si inserisce in una fase di stallo dinamico, dove ogni chilometro guadagnato sul campo o ogni palazzo sventrato a Kiev pesa come un macigno sul futuro tavolo delle trattative. Non solo: la missione americana, deve fare i conti con uno scenario geopolitico bollente mentre il tycoon, già impantanato in Iran, vorrebbe portare a casa un risultato prima delle elezioni di midterm per accontentare un elettorato stanco di guerre e profondamente insoddisfatto per gli effetti sulle proprie tasche del conflitto in Medio Oriente. Uscire dallo stallo politico, diplomatico e militare almeno sul fronte ucraino sarebbe un risultato per Trump, ma la strategia del fatto compiuto e del terrore dai cieli applicata da Putin rischia di incrinare i margini di manovra dei due negoziatori statunitensi. Decisi comunque a tenere aperti i canali di comunicazione per raggiungere quella piattaforma di mediazione che potrebbe aprire la via ad un incontro diretto tra Zelensky e Putin. Nel frattempo continua il logoramento dei raid incrociati che infiammano il Mar Nero, con i droni di Kiev che hanno preso di mira depositi di petrolio e navi a Sochi, mentre quelli russi hanno fatto ancora vittime a Odessa (un morto e tre feriti) oltre che a Kherson (un morto e 12 feriti). Così, mentre Mosca continua a rivendicare piccoli passi avanti sul campo – oggi, la conquista del villaggio di Gruzskoye nel Donetsk – Witkoff e Kusher preparano le valigie per Mosca e Kiev. Per una missione complessa anche dal punto di vista della sicurezza. Tra Mosca e Kiev, ha detto chiaro e tondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, non ci saranno accordi diretti per la sicurezza durante la visita mentre Zelensky invita a «cessare i raid» durante la visita. I russi – è la tesi dei media ucraini – avrebbero cercato di disincentivare la tappa ucraina degli emissari del tycoon fino a ipotizzare l’annullamento della missione dei due a Kiev.
Il video è stato realizzato da Italpress per Tgs
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