Piemonte

Pedopornografia, smantellata una rete nazionale: al centro un minorenne, tre arresti


La rete dei pedofili comprendeva un prete di Brescia e un medico di Chivasso, in provincia di Torino. Ma il vero punto di partenza era un minorenne di Como, nato 2008, amministratore del gruppo Telegram da cui le immagini hard dei bambini venivano inviate in tutta Italia. Non solo, erano gli stessi componenti del gruppo a produrre foto e video, coinvolgendo direttamente le loro vittime: ora, dopo due anni di indagini sotto copertura, gli investigatori della polizia postale di Torino hanno denunciato il diciassettenne e arrestato tre uomini. Un 52enne di Cuneo e un 40enne di Genova sono accusato di detenzione di materiale realizzato attraverso lo sfruttamento sessuale di minori mentre un giovane di 27 anni, residente a Pordenone, deve rispondere anche di produzione di materiale pedopornografico.È il risultato di due anni di indagini da parte degli specialisti del Centro operativo Sicurezza Cibernetica di Piemonte e Valle d’Aosta, guidati dalla dirigente Assunta Esposito. Ad agosto l’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Roberto Furlan, aveva già portato all’arresto di Andrea Micelli, medico dermatologo che nel tempo libero seguiva una squadra di pallavolo giovanile. Il dottore, 40 anni e residenza a Chivasso, avrebbe adescato ragazzini fra i 13 e i 16 anni, avrebbe prodotto foto e video a sfondo sessuale insieme a loro e li avrebbe fatti circolare sul “dark web”. Gli investigatori hanno continuato a indagare su di lui e sulla rete di contatti in ambienti pedofili, dove venivano scambiati foto, video, fumetti ma anche immagini prodotte dall’intelligenza artificiale, tutto con minori da 0 a 18 anni come protagonisti. Tra i contatti figura anche un sacerdote della provincia di Brescia, don Jordan Coraglia, 51 anni, già arrestato lo scorso maggio. Il prete, noto per aver fondato la nazionale di calcio dei sacerdoti e per le sue battaglie contro le bestemmie in campo, è accusato di aver scambiato 1.500 file tra foto e video di minori. Secondo quanto emerso nei mesi scorsi, Coraglia aveva immagini inequivocabili sul cellulare, riconducibili a canali Telegram cui era iscritto.Ora il Centro per la Sicurezza cibernetica è riuscito a risalire agli altri quattro pedofili, di cui tre arrestati in flagranza di reato dopo le perquisizioni a casa e sui computer: nell’hard disk del 40enne di Genova, per esempio, c’erano 380 file che coinvolgevano minorenni. Tra queste, anche foto di bambini in una spiaggia della Liguria: in costume da bagno mentre giocano sulla battigia o sdraiati sotto l’ombrellone con la famiglia, momenti di tipica vita estiva trasformate in merce di scambio per la rete dei pedofili sparsa per tutta Italia.


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