Cultura

Math Rock – La TOP 10 Brani

L’inaspettato successo degli Angine de Poitrine – amplificato dall’impatto virale del loro look, a dir poco stravagante – ci costringe a fare i conti con un fenomeno fino a poco tempo fa impronosticabile: un genere ostico e cerebrale come il math rock è riuscito a imporsi all’attenzione del grande pubblico, diventando a tutti gli effetti mainstream.

Si tratta di un’occasione preziosa per cogliere la palla al balzo e ripercorrere la storia di uno stile musicale tanto riconoscibile quanto ampio e difficile da etichettare. Il math rock ha trasformato geometrie, asimmetrie e irregolarità in un vero e proprio linguaggio: una forma d’espressione atipica, spesso strumentale (perché le parole non sempre servono quando c’è già molta carne al fuoco), che germoglia tra tempi dispari e strutture sincopate.

Senza seguire nessun rigido ordine, abbiamo selezionato dieci nomi fondamentali per la nascita e lo sviluppo del genere: dai grandi progenitori fino a una delle più autorevoli risposte italiane.

King Crimson – Elephant Talk
1981, dall’album “Discipline”

I King Crimson di “Discipline” anticipano il math rock attraverso incastri ritmici millimetrici e l’uso di pattern ciclici sfasati ispirati al minimalismo. Le chitarre ultra-effettate di Robert Fripp e Adrian Belew danno forma a un groviglio di indefinibili suoni alieni. Nonostante questo (o forse proprio per questo), il groove è micidiale.

Don Caballero – In The Absence Of Strong Evidence To The Contrary, One May Step Out Of The Way Of The Charging Bull
1998, dall’album “What Burns Never Returns”

L’urto violento del post-hardcore e le trame atmosferiche del post-rock si fondono in un suono tanto complesso quanto libero dalle etichette, frutto di istinto fisico e calcolo matematico.

Hella – Biblical Violence
2002, dall’album “Hold Your Horse Is”

Il math rock si scontra col noise e sfocia in un delirio ritmico che suona come un treno che deraglia fra aggressivi riferimenti ad hardcore punk e jungle. Alla batteria di questo duo californiano sedeva Zach Hill, oggi noto come membro dei Death Grips.

TTNG – Baboon
2008, dall’album “Animals”

La via britannica al math rock. Un sound più morbido e melodico, con articolati arpeggi di chitarra e i consueti incastri ritmici a dar forma ad evocative atmosfere emo.

American Football – Never Meant
1999, dall’album “American Football”

Quando si parla del connubio emo – math rock, gli American Football restano un canone insuperato. Le chitarre pulite di “Never Meant” si intrecciano fra loro come fossero fili di una rete fittissima, tra arpeggi disumani e tempi dispari. Il risultato finale è una complessa intelaiatura musicale nella quale il sentimento, quasi per miracolo, non viene mai sacrificato. Il punto d’incontro perfetto tra tecnicismo e malinconia.

Tera Melos – Melody 2
2005, dall’album “Untitled”

Un sound nervoso e schizzato caratterizza i californiani Terra Melos, imprevedibili nel loro continuo divagare fra ritmi, tempi e stili. In questo brano, tratto dal loro esordio datato 2005, si passa con nonchalance dal noise più selvaggio a finezze tecniche di stampo fusion.

Battles – Atlas
2007, dall’album “Mirrored”

I Battles, duo sperimentale statunitense nato all’inizio degli anni 2000 dall’incontro del chitarrista Ian Williams (ex Don Caballero) con il batterista John Stanier (ex Helmet), riuscirono molto prima degli Angine de Poitrine a mostrare il potenziale mainstream del math rock (un parere da prendere con le pinze, ça va sans dire). Un sound potente e ultra-ritmato che si stampa in testa nonostante le non poche astrusità. Questo brano in particolare, con un videoclip che entrò in heavy rotation su MTV, è stranamente orecchiabile per le “vocette” in stile Alvin Superstar.

Foals – Two Steps, Twice
2008, dall’album “Antidotes”

Esiste una via indie al math rock? Sì, e ce la mostrano i Foals di “Two Steps, Twice”. Un mix magnetico tra il rigore del math rock e l’energia viscerale del dance-punk, con le chitarre che prima intrecciano pattern circolari e percussivi per poi esplodere in un crescendo ritmico fatto per ballare.

65daysofstatic – The Fall Of Math
2004, dall’album “The Fall Of Math”

I britannici 65daysofstatic hanno interpretato il math rock alla loro personalissima maniera: un delirio elettronico fatto di ritmi spezzettati e chitarre impazzite, stretti in un sound glitchato inestricabile come una matassa di cavi elettrici pronti a innescare un incendio.

Uzeda – Suaviter
1998, dall’album “Different Section Wires”

I catanesi Uzeda, noti per le loro frequenti collaborazioni con il mai troppo compianto produttore Steve Albini, rappresentano una garanzia assoluta per quanto riguarda il math rock (tendenza noise) della scuola italiana. In “Suaviter”, brano tratto dal disco “Different Section Wires” del 1998, la batteria estremamente dinamica guida continui e improvvisi cambi ritmici, mentre la chitarra traccia spigoli taglienti e abrasivi. In questa tempesta elettrica il basso, nella sua essenzialità, funge da faro, garantendo stabilità a un pezzo tanto cerebrale quanto viscerale.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »