La portaerei Ford lascia il Medio Oriente dopo una missione record
Secondo indiscrezioni rivelate da Associated Press e dal Washington Post, la portaerei “Ford” è in procinto di lasciare la zona di operazioni in Medio Oriente dopo una missione dalla durata record.
Giovedì 30 aprile, infatti, il gruppo d’attacco incentrato sulla “Ford” ha raggiunto il 310° giorno di dispiegamento continuo: un record post-guerra del Vietnam che potrebbe superare alcuni dei più lunghi dispiegamenti di portaerei dal 1964.
Il gruppo da attacco (in inglese Carrier Strike Group – Csg) comprende i cacciatorpediniere Uss “Churchill” e Uss “Mahan” e lo stormo imbarcato numero 8. Questa riduzione della potenza di fuoco statunitense in Medio Oriente avviene mentre il presidente Donald Trump intensifica la pressione sull’Iran con un blocco navale selettivo volto a costringere il regime iraniano a rinunciare alle sue ambizioni nucleari e a liberare il traffico navale lungo il vitale Stretto di Hormuz, sullo sfondo di negoziati bilaterali che ancora non hanno portato risultati effettivi se non il prolungamento del cessate il fuoco.
La partenza imminente della portaerei segue l’arrivo del gruppo d’attacco della “Bush”, che opera nel Mar Arabico insieme a quello della “Lincoln”, presente in zona dall’inizio dell’operazione Epic Fury contro l’Iran. Quando la “Bush” è stata inviata verso il Medio Oriente, ci si aspettava che sostituisse la “Ford” proprio per il lungo periodo in mare trascorso da quest’ultima.
Il sospetto del sabotaggio
Le tre portaerei rappresentano il numero più alto di unità navali di questo tipo schierate in Medio Oriente dal 2003, quando cinque di esse furono dispiegate durante la Seconda Guerra del Golfo contro l’Iraq. Attualmente, ci sono circa altri 15 cacciatorpediniere operativi in Medio Oriente insieme al gruppo anfibio del “Tripoli” e a numerose altre navi della U.S. Navy. Altri quattro cacciatorpediniere sono invece operativi nel Mediterraneo orientale, a protezione del fianco sudorientale della Nato da possibili attacchi missilistici iraniani.
La “Ford” prima di arrivare in Medio Oriente, era reduce dall’operazione militare effettuata in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro, e prima ancora aveva lasciato il suo porto di base a Norfolk a fine giugno 2025. Recentemente, era entrata nel Mar Rosso all’inizio di marzo, incrociando nella sua parte settentrionale per proseguire il suo ruolo nell’operazione Epic Fury e per fungere da deterrente e da forza di risposta rapida in caso di attacchi dei ribelli filoiraniani Houthi al traffico navale in transito per lo Stretto di Bab el-Mandeb.
La portaerei è stata però funestata da incidenti a bordo durante la sua lunga missione: il sistema di smaltimento delle acque reflue ha avuto seri problemi, e si è verificato un incendio in una delle lavanderie che ha causato il ferimento di 3 marinai ma soprattutto ha costretto circa 600 membri dell’equipaggio a dormire in alloggi di fortuna. Per questo motivo, la portaerei il 23 marzo era arrivata presso la base navale di Suda, a Creta, per poi fare rotta per Spalato in Croazia dove ha effettuato alcune riparazioni d’emergenza, per poi riprendere l’operatività il 3 aprile dirigendosi verso il Mar Rosso.
Date le condizioni di bordo, e il lungo periodo di dispiegamento di molto superiori ai canonici 6 mesi, l’Ncis – il servizio di investigazioni della marina Usa – ha aperto un’indagine per incendio doloso in merito all’incidente nella lavanderia, sospettando quindi che potesse essere opera di qualche marinaio esasperato dalla lunghezza della missione e dalle problematiche relative al tenore di vita. Risulta anche, infatti, che il servizio mensa fosse diventato particolarmente scadente, generando parecchi malumori tra l’equipaggio che si sono sommati a quelli generati dalle condizioni precedenti.
Stars and Stripes riferisce che il lungo periodo di dispiegamento della “Ford” è finito sotto la lente d’ingrandimento dei leader del Congresso, alcuni dei quali hanno espresso preoccupazione per i ritardi nella manutenzione necessaria alla nave e per il maggiore stress a cui sono stati sottoposti i marinai e le loro famiglie. Mercoledì, diversi parlamentari hanno interrogato il Segretario alla Difesa Pete Hegseth durante un’audizione al Congresso, chiedendogli se il prolungamento del dispiegamento della nave fosse necessario, visti i probabili impatti sulla prontezza operativa complessiva della flotta. “Un difficile processo decisionale ha portato al prolungamento”, ha affermato Hegseth, aggiungendo che la decisione è stata presa in consultazione coi vertici della U.S. Navy.
Una portaerei “difficile”
La “Ford” (varata nel 2013 ed entrata in linea quattro anni dopo) è la prima unità di una nuova omonima classe di portaerei che dovrà sostituire, nel corso dei decenni, le classe Nimitz. Si tratta di una serie di portaerei che è dotata di nuovi sistemi di bordo particolarmente innovativi ma che hanno richiesto molto tempo per la loro messa a punto come l’Emals (Electromagnetic Aircraft Launch System), una catapulta che sfrutta l’energia elettromagnetica invece del vapore per mettere gli aerei in volo.
Problemi ci sono stati anche per una serie di sistemi elettronici come l’installazione del software – e relativi sottosistemi – per poter utilizzare i caccia di quinta generazione F-35C: la “Ford”, infatti, non può ancora imbarcarli. Altri problemi sono stati dati dagli elevatori di bordo – anch’essi sfruttanti l’energia elettromagnetica – e da un nuovo tipo di radar.
La nave è stata insomma funestata da problematiche, alcune già risolte altre in corso di risoluzione, che oltre ad allungare le tempistiche di messa in servizio (quindi aumentando i costi) ne stanno menomando la capacità operativa rispetto alle specifiche del progetto originario.
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