Sport

La sfida legale il futuro dell’America’s Cup

Un nuovo capitolo, potenzialmente rilevante, nell’avvicinamento all’evento più importante della vela che Napoli ospiterà nel 2027: dopo mesi di silenzio da parte delle autorità newyorkesi, il New York Yacht Club ha chiesto al Charities Bureau dell’Attorney General dello Stato di New York di esaminare la compatibilità dell’America’s Cup Partnership (ACP) con il Deed of Gift, il documento del 1887 che disciplina il trofeo come charitable trust secondo la legge di New York.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Una “legacy” pesante da preservare, quella dell’America’s Cup, che nel tempo ha reso sempre più complessa la redazione dei protocolli delle diverse edizioni. Le condizioni imposte dal Deed non hanno certo semplificato la vita agli organizzatori e hanno prodotto, in più occasioni, controversie finite nei tribunali di New York. La più nota in tempi recenti, dopo Valencia 2007, determinò un significativo ritardo dei calendari, la cancellazione delle campagne di alcuni team già pronti a tornare in acqua e una 33ma edizione ridotta al confronto tra due soli partecipanti, in uno scenario per certi versi simile a quello già vissuto nel 1988.

Vincoli molto forti, che oggi possono apparire in tensione con le più moderne logiche commerciali, ma che nascono a tutela di quella struttura giuridica e sportiva che ha contribuito a rendere la Coppa un evento unico. Proprio quei vincoli tornano ora al centro della discussione con una richiesta che mette formalmente in dubbio, davanti all’organo competente, alcuni elementi della governance costruita per AC38.

Non è la prima iniziativa sul tema. La questione era già arrivata sul tavolo del Charities Bureau con il fascicolo n. 26-020937, aperto il 12 febbraio scorso in seguito alla segnalazione di John Sweeney, soggetto privato ma con una lunga esperienza nell’ambiente della Coppa. La richiesta del NYYC cambia però il peso specifico del dossier: a intervenire è ora il club al quale l’ambita Coppa fu originariamente affidata nel 1857 e che ne fu trustee fino al 1983.

Nel merito, il NYYC individua cinque punti critici. Primo: l’ACP nasce come organismo permanente, destinato a governare non soltanto AC38 ma anche le edizioni future, mentre secondo il club, il Deed assegna la governance al Defender e al Challenger of Record di ciascun ciclo. Secondo: l’articolo 13.1 del Protocollo prevede che un club sfidante che non aderisca all’ACP possa vedere la propria challenge respinta, salvo approvazione unanime del board della Partnership; per il NYYC si tratterebbe di una condizione ulteriore rispetto a quelle previste dal Deed. Terzo: la definizione anticipata di regole destinate a match futuri, fra club non ancora identificati, che secondo il NYYC rischierebbe di comprimere il meccanismo del mutuo consenso previsto ciclo per ciclo. Quarto: la mancata pubblicazione dei Partnership Agreements che regolano l’ACP, non messi a disposizione degli altri club interessati né, per quanto risulta al NYYC, dell’Attorney General. Quinto: nell’insieme, il possibile passaggio da una Challenge Cup aperta a una regata periodica governata da una struttura centrale, modifica che, sempre secondo il club, richiederebbe un intervento sul Deed sottoposto al vaglio dei tribunali di New York.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »