Piemonte

Abusi a tredicenne, insulti sulle saracinesche: il titolare chiude il minimarket

La scritta, fatta con la vernice verde, è comparsa nelle scorse ore: “Pedofilo infame” si legge sulla saracinesca del minimarket di Borgo Vittoria dove, sabato, una ragazzina di appena 13 anni ha subìto una molestia sessuale da parte di un commesso. E accanto l’aggiunta “in mano al popolo”, come una minaccia nei confronti del responsabile. E non è un caso che il titolare, estraneo a ogni accusa, abbia scelto di tenere chiuso il negozio dopo la notizia dell’arresto e della liberazione dell’uomo, un 42enne di origine bengalese accusato di violenza sessuale.

Va specificato, infatti, che la chiusura non è frutto di un sequestro da parte della procura o di un intervento della questura ma della scelta del gestore, titolare anche di altri due market. Sono comunque in corso degli accertamenti da parte della polizia amministrativa, che sta verificando eventuali irregolarità nei tre punti vendita (a partire da quello dov’è avvenuta la violenza sessuale).

Resta comunque alta l’attenzione sul caso, che ha scatenato un forte dibattito a livello politico e istituzionale, con il ministro Carlo Nordio che ha annunciato l’invio degli ispettori del ministero della Giustizia e la premier Giorgia Meloni che ha condiviso sui social il suo stupore per la liberazione dell’indagato. Anche il vice premier Matteo Salvini ha tuonato chiedendo la castrazione chimica: “Se uno violenta una bambina di 13anni deve prendere dei farmaci che impediscano di rimettere per il resto dei suoi giorni le mani addosso su dei bambini. Non mi accontento del carcere, la soluzione è la castrazione chimica che è già in vigore in diversi paesi civili occidentali”.

Intanto la procura ha deciso di impugnare la decisione del gip di scarcerare il commesso per la mancanza del pericolo di fuga, senza neanche convalidare il fermo. I pm faranno appello al tribunale del riesame per chiedere la custodia cautelare in carcere.

Sul caso è intervenuto anche il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango: “Un magistrato, il sostituto procuratore di Torino, davanti a un’odiosa violenza sessuale, ovvero il palpeggiamento di una ragazzina di 13 anni, ha chiesto il carcere per un uomo accusato di aver commesso il fatto. Un altro magistrato, il giudice per le indagini preliminari, ha disposto invece un’altra misura cautelare, ovvero l’obbligo di firma. Un provvedimento che ovviamente si può criticare, ma soprattutto si può contestare secondo quanto previsto dalle stesse regole procedurali, ricorrendo al tribunale del Riesame ed eventualmente in Cassazione”.

Non si tratta, dice infatti il presidente dell’Anm, di una decisione definitiva: “Non è neanche una sentenza, oltre a non essere né una condanna né un’assoluzione. Davanti a questo quadro sono stati diversi gli attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del governo, che sono andati oltre la critica. Ed è questo che stigmatizziamo con forza, così come riteniamo del tutto non ortodosso l’invio degli ispettori che non hanno il compito di valutare il merito dei singoli procedimenti”.


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