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Innocents Abroad – Late Spring: Sulle orme dei Rem :: Le Recensioni di OndaRock

Trent’anni di silenzio! La band di Martin Malone ritorna in scena dopo aver risolto incomprensioni durate oltre un ventennio. Salutati all’epoca come una delle più vibranti risposte ai Rem, ma anche una valida alternativa a Miracle Legion e 10000 Maniacs, gli irlandesi Innocents Abroad riprendono il discorso interrotto bruscamente dopo solo due album.
“Late Spring” non solo mette insieme la formazione originale (gli altri due membri sono Stuart Hilton e Peter Mills, ai quali si è aggiunta la bassista Jane Breen) ma conferma le peculiarità della formazione: jangle-pop, grinta in stile Husker Du e una rilevante componente melodica priva di orpelli sono il collante di dieci brani graffianti quanto basta per tenere lontano lo spettro del superfluo album derivativo.

La storia della musica rock è ricca di cloni e di cover band travestite da next big thing, ma nel caso degli Innocents Abroad più che la componente nostalgica funziona la coerenza con la quale Martin Malone e compagnia proseguono nella loro appassionata mistura di Paisley Underground, proto-grunge e Love, scelta creativa che nei tardi anni 80 non ha ripagato la band, relegandola a un oblio nel quale sono precipitate altre formazioni coeve (qualcuno ricorda gi Energy Orchard?) e che impedì anche a gruppi come i La’s e gli Shack di conquistare le classifiche, preda ormai di britpop e derivati.
“Late Spring” è una grintosa sequenza di cartoline folk-rock e jangle-pop, resa corrosiva da una produzione lo-fi a tratti ruvida e granitica. “King Of Luxembourg” è il singolo che ha dato inizio a tutto, ed è anche il modello creativo che la band preserva per tutto l’album, a tratti con risultati notevoli come la furente “The Larg’s Hum”, la rocambolesca “Cave Canem” o la contagiosa melodia di “Dandelion Clock”.
A voler citare nuovamente i Rem come punto di riferimento dell’album, è lecito dichiarare che “Late Spring” è più alla “Monster” che alla “Automatic For The People”. Bisogna infatti attendere la penultima traccia “Astrud’s House” per scorgere un leggero calo di tensione, che lascia spazio a una ballata dai toni più relax.

Il ritorno degli Innocents Abroad è forse insignificante se analizzato nel quadro ampio e complesso del rock-pop contemporaneo, ma una dichiarazione di coerenza e di vigore creativo non è meno importante della potenziale next big thing, soprattutto quando scorre via con trentasette minuti di piacevoli e corroboranti riff chitarristici, tempi ritmici dinamici e cascate di melodie che sotto altro nome farebbero gridare al miracolo. “Late Spring” è un disco non rivoluzionario, ma per molti buongustai può essere un potenziale guilty pleasure da conservare con cura per futuri tempi di magra.

22/02/2026




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