Marina Berlusconi nega la discesa in campo ma parla da leader: «Gli attacchi sono medaglie»
Un duro intervento per smentire l’ipotesi di una sua discesa in campo. E al tempo stesso per rafforzare la sua leadership. Marina Berlusconi entra nell’agone e replica con nettezza a un affilato articolo apparso sul Fatto Quotidiano a firma di Pino Corrias. Il cronista, nell’edizione cartacea di martedì 14 aprile, racconta le presunte mosse della presidente Fininvest in vista di un impegno politico: lo staff al lavoro, «gli esercizi di postura davanti allo specchio», il «dialogue coach per modificare il tono infantile della voce», gli autori di ‘Ciao Darwin’ ingaggiati per scrivere i testi. Uno scenario respinto con forza dall’imprenditrice, che in una nota inviata a Dagosopia si scaglia contro «le tante fantasie», a partire dalla «solita fantomatica idea di una mia discesa in campo». Non solo, dietro la ricostruzione del giornalista, secondo la primogenita del Cav, «si nascondono i peggiori tratti di un disprezzo per il genere femminile», che non esita a definire «cavernicolo».
Al cronista, che nell’articolo indugia in particolari personali – dall’ufficio in azienda dove la presidente «pettina le piante», alle «dolorose modificazioni della chirurgia estetica» -, l’imprenditrice risponde con un attacco ad personam contro «un uomo prigioniero di idee retrograde, misogine e profondamente ‘patriarcali’». Poi, l’affondo dal taglio ’politicò rivolto agli storici avversari del padre. «Gli attacchi del Fatto – insiste – per me sono medaglie al valore. Spiace vedere che in tanti anni Travaglio, Corrias e la loro banda non si siano mai trovati un’altra ragion d’essere al di fuori dell’ossessione antiberlusconiana».
«Poverini, deve essere davvero frustrante», la conclusione al vetriolo. Parole che negli ambienti a lei più vicini vengono lette come una riprova della sua autorità. Marina si conferma sempre più leader – è il ragionamento – ma non ha bisogno di scendere in campo per dimostrarlo. Nell’ala di Forza Italia che le è più ‘amicà si analizza l’intervento come «un segnale di presenza, per dire che lei c’è e rimane la player anche dopo il cambio dei capigruppo». Insomma, una lettura che guarda alle tensioni interne al partito, tutt’altro che sopite.
Ed è proprio nei tumulti azzurri che si inserisce il breve ma acceso faccia a faccia tra Antonio Tajani e Giorgio Mulè. Un incontro senza filtri, – si racconta fra i parlamentari – ma non risolutivo delle frizioni tra minoranza e segretario. Dopo l’avvicendamento alle presidenze dei gruppi parlamentari, la questione dell’organigramma del partito rimane congelata. Sullo sfondo, però, resta la partita delle candidature per le Regionali del 2027, a cominciare dalla corsa in Sicilia. Tra i tanti nodi aperti per gli azzurri, il futuro del capogruppo uscente Paolo Barelli. Resta l’ipotesi di un suo ruolo nell’esecutivo, come viceministro o sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento. Ma l’accelerazione prevista non sembra arrivare. Il Cdm – inizialmente atteso per giovedì e chiamato a completare il mosaico dei nuovi ruoli di governo – si terrà solo la prossima settimana. Nel frattempo, il nuovo capogruppo Enrico Costa aspetta di prendere posto nell’ufficio del suo predecessore. Mentre cresce la tensione sui congressi, con una lettera dei dirigenti azzurri di Napoli che chiedono ai vertici del partito lo stop di quelli locali.
«Non c’è l’unità per uno svolgimento condiviso dei congressi», la linea. E da qualche big di maggioranza – a microfoni spenti – arriva l’alert: «basta con queste divisioni, ci fanno perdere punti nei sondaggi e Marina in primis dovrebbe capirlo».
Intanto, diversi esponenti azzurri si stringono attorno alla presidente di Fininvest con una raffica di note di solidarietà. Dal cronista del Fatto, invece, arriva una controreplica piccata alla primogenita di Silvio Berlusconi, in cui cita lo «scempio culturale e politico che il babbo ha fatto delle donne per una quarantina d’anni». Mentre dai 5S giunge un’interrogazione parlamentare che chiede conto dell’incontro di venerdì tra Tajani e la famiglia Berlusconi nella sede di Mediaset.
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