blitz della Finanza nei distributori della Capitale
Non solo prezzi alle stelle, ma anche miscele pericolose che mettono a rischio i motori e la sicurezza pubblica.
È questo lo scenario emerso dall’ultima operazione del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, che ha passato al setaccio i distributori di carburante della Capitale in una massiccia offensiva contro le speculazioni e le sofisticazioni energetiche.
L’operazione, condotta dai militari del 3° Nucleo Operativo Metropolitano in stretta collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), ha portato alla luce un mercato sotterraneo di gasolio fuori norma, venduto ignari automobilisti tra le pieghe di una rete distributiva non sempre trasparente.
Il laboratorio mobile e il “punto di flash”
La novità del blitz risiede nell’approccio scientifico. Grazie all’impiego del Laboratorio chimico mobile dell’ADM, i finanzieri hanno potuto analizzare i campioni di gasolio in tempo reale direttamente sul piazzale dei distributori.
I risultati hanno confermato i timori degli investigatori: anomalie gravissime nel cosiddetto “punto di infiammabilità” (flash point).
Il parametro è stato riscontrato al di sotto dei limiti minimi di sicurezza previsti dalla legge. Un gasolio con un punto di infiammabilità troppo basso non è solo un prodotto di scarsa qualità, ma rappresenta un rischio concreto di incendio e può causare danni strutturali permanenti ai sistemi di iniezione dei veicoli moderni.
Sequestri e veleni: 10mila litri fuori legge
Il bilancio dell’attività ispettiva è pesante:
10.000 litri di gasolio sequestrati: Il combustibile era stoccato in due serbatoi che non rispettavano gli standard di sicurezza.
Allarme Zolfo: In un terzo serbatoio, le analisi hanno rilevato un’altissima concentrazione di zolfo, un residuo di raffinazione che, se bruciato nei motori, sprigiona emissioni altamente inquinanti e tossiche, violando le normative ambientali vigenti.
Prezzi “omessi”: la stangata ai furbetti del listino
Oltre all’aspetto qualitativo, la Guardia di Finanza ha colpito anche sul fronte della trasparenza economica. Due gestori di impianti sono stati sanzionati per non aver comunicato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy le variazioni dei prezzi praticati.
Si tratta di una violazione della Legge 99/2009: omettere queste comunicazioni impedisce ai cittadini di monitorare le tariffe tramite le app ufficiali e favorisce speculazioni selvagge sui costi alla pompa, proprio in un periodo di forte pressione sui portafogli delle famiglie romane.
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