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Milleri accusato di dossieraggio contro Del Vecchio

Foto compromettenti in cambio di denaro. Qua starebbe il ricatto di cui risulta vittima Leonardo Maria Del Vecchio. Lo sostiene la Procura di Roma che indaga sulla Squadra Fiore, gruppo di spioni composto anche da ex appartenenti ai servizi segreti. Ora questo filone che non esaurisce l’indagine capitolina sulla Squadra Fiore, è stato trasmesso alla Procura di Milano che sta ancora facendo accertamenti. Qualche particolare decisamente rilevante emerge però dall’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati a Vincenzo De Marzio, ex Ros, nome in codice Tela, ed ex appartenente ai Servizi segreti, imputato a Milano per l’indagine Equalize, il quale, con la sua agenzia investigativa Neis Agency, aveva un contratto con Del Vecchio. E così dalla nota del Ros allegata agli atti dell’ultima chiusura indagini sulla società di via Pattari emergerebbe, secondo le stesse parole di De Marzio, che il mandante del dossieraggio a carico dell’erede di Luxottica sia Francesco Milleri, presidente di Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio, che non risulta indagato nel fascicolo milanese. A sostenerlo, per averlo appreso, sosterrà, dai Servizi segreti, è lo stesso De Marzio durante una riunione dove oltre a Del Vecchio, è presente Mario Cella e lo stesso Milleri. Davanti a questa accusa, riporta sempre la nota dei carabinieri, Milleri nega decisamente e definisce falsi i documenti, tanto da minacciare di andare a denunciare in Procura a Milano. L’ufficio stampa di Delfin, contattato dal Fatto ha spiegato: “Preferiamo non commentare”. Del resto gli stessi inquirenti nutrono qualche dubbio sulle modalità del ricatto a Del Vecchio, ipotizzando, e per questo gli accertamenti sono in corso, che l’intera vicenda sia stata orchestrata dai soggetti che ruotano attorno ad Equalize, che il falso coinvolgimento della Squadra fiore fosse in realtà un modo per spaventare e che Milleri sia lontano anni luce da questo intrigo, a partire da una sua presunta società estera da cui sarebbe partito la richiesta di dossieraggio e che per gli inquirenti non esiste.

Ma andiamo con ordine rimanendo aderenti agli atti dei magistrati milanesi. E’ il primo ottobre del 2024 quando in via Quaranta 17, piena periferia al confine con il Corvetto, negli uffici della Neis agency di De Marzio si tiene questo incontro. A pagina 6 della annotazione viene rivelato “il contenuto della copia forense della pen drive marca Gigastone della capacità dichiarata di 64 Gb”. Qui vengono individuati “11 file video e una registrazione audio (…) riportanti un incontro avvenuto il 01.10.2024 all’interno degli uffici della Neis Agency srl, cui hanno partecipato Vincenzo De Marzio, Mario Cella, Leonardo Maria Del Vecchio e Francesco Milleri”. A questo punto i carabinieri analizzano i file, certificando l’avvenuto incontro e soprattutto il contenuto che apparecchia sul tavolo lo spionaggio ai danni di Del Vecchio messo in atto, secondo De Marzio, dai nostri Servizi segreti. Vengono così riportate in sintesi le parole di De Marzio a Milleri. L’ex agente Tela riferisce al presidente di Delfin “di avere un contratto di Due Diligence stipulato da Del Vecchio, di aver ricevuto notizia dal medesimo riguardo il sentirsi seguito e, con l’aiuto di Cella, di aver appurato che si trattasse di una notizia veritiera in quanto venivano individuati dei soggetti appartenenti ad altre agenzie investigative, sotto l’abitazione di Del Vecchio”. Un primo passaggio che sarà riscontrato anche dai verbali dell’hacker Samuele Calamucci, il quale rivela ai pm il presunto dossieraggio della Squadra Fiore, per come riferitogli da Francesco Renda, militare vicino ai servizi. E la presenza degli 007 di casa nostra su questo intricato scenario, viene spiegata più avanti da De Marzio sempre a Milleri.

A pagina 7 della nota agli atti si legge: “De Marzio riferisce di essere stato contattato da personale dei Servizi di Sicurezza italiani, per mezzo una precedente conoscenza. Tali soggetti, secondo De Marzio, conducevano illegalmente degli accertamenti su Del Vecchio e sulle sue conoscenze in cambio di denaro. Alcuni accertamenti svolti, venivano documentati con fotografie, ritraenti incontri all’interno di Luxottica e di altri luoghi, mostrate allo stesso De Marzio”.

Il monologo di Tela, quindi, viene interrotto dallo stesso Del Vecchio che così spiega all’ad di Luxottica il contenuto del ricatto: “Del Vecchio – riassumono i carabinieri – interrompeva la conversazione per spiegare la motivazione per la quale lui sostanzialmente avesse stipulato il contratto con Neis Agency, ossia a causa di materiale compromettente a suo carico”. Quindi De Marzio riprende a parlare, rivelando l’incontro con due agenti dei servizi che stavano lavorando allo spionaggio e che spiegano come l’incarico di dossierare Del Vecchio fosse arrivato da Milleri. “Una volta incaricato da Del Vecchio – si legge nella nota – (De Marzio, ndr) organizzava un incontro a Roma con coloro che erano in possesso del sopra citato materiale. I due soggetti, presentatisi come appartenenti alla Presidenza del consiglio, riferivano di aver ricevuto l’incarico da Francesco Milleri”. Gli stessi mostravano poi al consulente di Del Vecchio “il documento di una società lussemburghese a firma di Milleri, documenti di pagamento e altro materiale che sosteneva l’assegnazione di un incarico a una società inglese che a sua volta aveva dato un mandato ad una paritetica francese che aveva lavorato con i soggetti incontrati a Roma”.

Lo scenario è quello sull’attività della Squadra Fiore, in parte già fotografato dai pm di Roma e svelato dallo stesso Calamucci. Rispetto a questo delicato racconto, la risposta di Milleri, incisa nell’audio analizzato, è netta. Scrivono, infatti, i carabinieri che “Milleri sempre più convinto che si trattasse di documenti falsificati, ripeteva più e più volte di essere disposto ad andare in Procura perché sosteneva fermamente di non possedere alcuna società o conto corrente lussemburghese e che le firme contestategli non fossero sue”. E del resto la società lussemburghese di cui sarebbe titolare Milleri, secondo gli inquirenti, non esiste. Dal canto suo De Marzio conclude dicendo “che tutta la storia gli è stata raccontata da un appartenente ai Servizi di Sicurezza italiani”. Infine su quell’incontro tornerà lo stesso Del Vecchio sentito nel novembre 2024 dai pm come indagato per accesso abusivo a sistema informatico (mentre è parte lesa per lo spionaggio a suo carico) e dove confermerà l’incontro con De Marzio e la fermezza di Milleri nel riferire che quei documenti erano falsi come tutta la storia.


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