Steve Gunn – Live @ Arci Bellezza (Milano, 14/04/2026)

Steve Gunn torna in Italia dopo i concerti a Brescia e a Salerno dello scorso novembre.
Il musicista nativo di Landowne ha pubblicato proprio a inizio novembre, via No Quarter Records, il suo settimo LP, “Daylight Daylight” ed è da poco arrivato in Europa per un nuovo tour a supporto della sua fatica più recente.
Oggi siamo a Milano per la seconda delle sue cinque date italiane: ci troviamo all’Arci Bellezza, splendido club a poca distanza da Porta Romana, sempre puntuale e attento agli artisti più interessanti della scena indipendente internazionale.
Nonostante il meteo piuttosto avverso della serata e la concomitanza con i quarti di finale della Champions League, la Palestra Visconti, la sala più piccola del locale, situata al piano inferiore, si riempie pian piano, ma in maniera decisa e questo ovviamente non puo’ che farci molto piacere e segna un giusto interesse verso l’artista statunitense.
Proprio come da programma, quando mancano cinque minuti alle dieci, il songwriter originario della Pennsylvania sale sul palco della venue meneghina accompagnato solo dalla sua chitarra acustica: la sua setlist prende soprattutto dal suo ultimo lavoro e da “The Unseen In Between” (2019), ma recupera anche qualche altra chicca sparsa per la sua ormai quasi ventennale carriera.
Ad aprire la serata ci pensa “On The Way”, unico estratto da “Other You” (2022) oggi: l’emotività e la purezza del suono della sua sei corde ci regalano sin da subito momenti di rara delicatezza folk, mentre non mancano anche parti strumentali che rimangono comunque leggere e sognanti.
Poco più avanti “Way Out Weather”, title-track del suo album datato 2014, non perde la sua gentilezza e, dopo un lungo intro strumentale con ottimi arpeggi che mettono in luce la sua grande tecnica e creano melodie eccellenti, ecco che si vanno ad aggiungere al suo sound anche degli effetti per dare un tocco più psichedelico alla sua musica. E se, per un tratto il rumore e l’intensità aumentano in maniera notevole, la canzone si chiude poi con un altro tocco di sempre gradita dolcezza.
Dopo una gentile versione di “I’ll Be Your Mirror” dei Velvet Underground, ecco “Old Strange” da “Time Off” (2013), non prima di una lunga e intensa parte strumentale con effetti noisy e percussioni (ovviamente preregistrate), poi l’atmosfera si fa più delicata e i suoi virtosi arpeggi hanno un profumo ipnotico e orientaleggiante, ma non perdono nulla sotto il punto di vista della delicatezza.
Steve ci incanta poi con la sua gentilezza in “Another Fade” dalla bellezza struggente e gli applausi del pubblico milanese arrivano puntuali e sentiti, mentre la successiva “New Moon” non solo aumenta il ritmo, ma ha anche un pizzico di acidità psichedelica.
E’ poi “Nearly There” a chiudere il mainset passando da percussioni e arpeggi delicati a una continua crescita fino a fare ancora uso di effetti rumorosi, aggiungendo adrenalina a una serata fondamentalmente molto tranquilla.
C’è spazio per un encore veloce composto dalla sola “Morning Is Mended”, in cui Gunn ci emoziona con la sua delicatezza melodica e la sua gentilezza.
Anche il concerto di stasera ci ha dato ulteriore conferma che siamo davanti a un musicista incredibilmente talentuoso con la sua sei corde: Gunn ci ha saputo regalare perle folk unite a tocchi psichedelici, incantandoci ancora una volta con la sua classe.
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